Ultratrail Bolivia: non solo una gara ma qualcosa di più. Una gara da cui è tornato più leggero di 3 chili, portandosi dietro però il ricordo di quello che non è solo un evento sportivo, ma un'esperienza con sé stessi e con la Bolivia a trecentosessanta gradi. Gianfranco Tartaglino si è conquistato il quarto posto alla prima edizione dell'Ultratrail Bolivia, la gara in cui ha percorso 175 km in autosufficienza nel deserto salato boliviano...
Ultratrail Bolivia: non solo una gara ma qualcosa di più. Una gara da cui è tornato più leggero di 3 chili, portandosi dietro però il ricordo di quello che non è solo un evento sportivo, ma
un'esperienza con sé stessi e con la Bolivia a trecentosessanta gradi. Gianfranco Tartaglino si è conquistato il quarto posto alla prima edizione dell'Ultratrail Bolivia, la gara in cui ha percorso
175 km in autosufficienza nel deserto salato boliviano. Il primo posto è andato ad un ragazzo di 28 anni di Taiwan, il secondo e il terzo a due italiani: Katia Figini e Adriano Giacomelli.
180 chilometri in 6 tappe, 5 delle quali
a 4000 metri d'altezza sull'altipiano boliviano, con
temperature che di notte possono arrivare a 15 gradi sotto lo zero. Un'avventura che comincia con l'atterraggio all'aeroporto di La Paz a 4100 m di altitudine e che continua con la scoperta di quella zona della Bolivia, un primo impatto forte per l'atleta astigiano. "Quando abbiamo attraversato la città di La Paz ho avuto l'impressione di trovarmi in una grande favela. La città è caotica e le persone sono perlopiù poverissime. Per molte di loro la strada è casa. Guardandomi intorno,
un senso di abbandono mi ha come investito. Un grande numero di case sono lasciate in costruzione, mentre quelle finite hanno il tetto in lamiera o, se ti allontani dalla città, di paglia. Alzando gli occhi in su è facile vedere i tralicci dell'elettricità carichi di grovigli di fili, mentre le uniche strade asfaltate sono quelle del centro cittadino."
Queste sono le prime sensazioni che Gianfranco Tartaglino ha provato camminando per le strade di La Paz, trovandosi dinanzi a
una città afflitta dalla povertà e in cui il caos sembra essere interrotto solo dai colori sgargianti dei vestiti tradizionali che molti ancora indossano. Da La Paz i 20 atleti partecipanti, sono stati condotti in pullman alla città di Salinas. Arrivati dopo 10 ore di viaggio a un'altitudine media di 3600 metri è stata chiara subito la fatica che si prova a fare una piccola salita o più semplicemente, a camminare per un periodo prolungato. Prima di affrontare la gara sono stati perciò
necessari alcuni giorni di acclimatamento, utili ai
controlli sanitari e tecnici.
Gianfranco Tartaglino precisa che "dai 3500 metri di altitudine in su si
rischia anche l'edema polmonare, per questo con noi sono partiti quattro fuoristrada con a bordo anche una
camera iperbarica. E' stata la prima edizione e non si sono mai fatte prima d'ora corse nel deserto salato, in più era inverno ed è stato necessario capire come il fisico reagisse a questa molteplicità di fattori." Nello zaino tutto l'essenziale, cibo liofilizzato, kit di primo soccorso e indumenti termici non troppo ingombranti, così gli atleti sono partiti alla volta delle prime tre tappe nel deserto salato, per un totale di 72 km in tre giorni. "Abbiamo girato intorno ad un vulcano in un
paesaggio che definirei lunare. In lontananza molte alture che per effetto della luce che dà il miraggio, apparivano come sospesi, come fossero isole. Di notte la temperatura scendeva dai -2 ai -6 gradi, ma nelle tende tecniche, in cui dormire non è scontato, non abbiamo comunque mai patito il freddo." Di notte l'accampamento veniva circondato da picchetti luminosi perché segnalassero la presenza in una zona che è terra di trafficanti di droga che sono soliti a viaggiare a fari spenti per non essere individuati.
A quelle nel deserto sono seguite altre tre tappe, tra cui una maratona di 42 km. In una tappa in particolare Gianfranco Tartaglino ha sentito forte la stanchezza e un dolore acuto gli ha procurato una nausea persistente, ma non ha mai pensato di ritirarsi. Probabilmente perché conscio del fatto che
non correva solo per sé, ma anche per l'Associazione One More Life di cui è stato testimonial nella gara. "In un paese in cui faccio fatica a vedere prospettive di sviluppo, mi sono reso conto dell'
importante azione umanitaria che svolge la One More Life e di quanto poco ci sia in Bolivia." In questo poco che rasenta il nulla, ogni cosa acquista importanza e ogni forma di sostegno alla popolazione.
Di questa esperienza che assomiglia a un viaggio nelle proprie profondità e nella terra sulla quale i piedi hanno corso, Gianfranco Tartaglino ha portato a casa stellate irripetibili, nuove amicizie nate in gara e soprattutto la convinzione che lamentarsi nella nostra parte di mondo sia spesso una "bestemmia". L'atleta astigiano è deciso a continuare a mettersi alla prova in gare estreme,
partirà infatti a novembre per la TransArabia, 300 km non stop.
Alessia Conti