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Intervista
25 Luglio 2026 19:58:00
I Modena City Ramblers si esibiranno al campo di Tamburello di Piea domani alle 22
La rassegna Monferrato On Stage fa tappa a Piea con il Kaptura Metal Midnight Forest, uno spazio dedicato al rock e alle band emergenti che si esibiranno al campo di Tamburello per tutto il week end. Per il gran finale arriveranno domani, domenica, nello stesso spazio, i Modena City Ramblers, il gruppo che porterà i ritmi rock e il loro “combat folk” d’ispirazione irlandese nel Monferrato.
Sul palco ci saranno Davide “Dudu” Morandi (voce), Massimo Ghiacci (basso e cori), Franco D’Aniello (flauti, sax e cori), Francesco “Fry” Moneti (violino, chitarre e cori), Leo Sgavetti (fisarmonica, tastiere e cori), Enrico Torreggiani (batteria) e Riccardo Sgavetti (chitarre).
Abbiamo chiesto a Massimo Ghiacci di raccontarci qualcosa della lunga storia della band emiliana.
Non è la prima volta che suonate nell’Astigiano. Si ricordano, per esempio, alcuni concerti al Diavolo Rosso.
«Suonando da oltre trent’anni siamo stati un po’ ovunque. Ci sono luoghi molto significativi a cui ci legano la condivisione di fatti storici come qui nel Monferrato».
La vostra storia è partita dalla musica irlandese ma avete esplorato la musica popolare anche di altre tradizioni come quella balcanica o sudamericana. Che cosa accomuna tutte queste espressioni musicali?
«Ci siamo ispirati ai suoni irlandesi non in maniera filologica, ma con l’entusiasmo di chi voleva condividere l’esperienza di suonare insieme. Il mondo celtico fa parte di quella fascinazione che abbiamo esplorato insieme, ma ci siamo aperti anche ad altre forme espressive più esotiche come quella africana e quella sudamericana, fondendole sempre con il nostro modo di fare musica».
Nei vostri testi torna spesso il tema della libertà. E’ ancora importante parlare di libertà?
«Sì, per noi è importante. C’è chi ha dato la vita ottanta anni fa perché noi potessimo essere liberi. A volte questo concetto viene utilizzato e distorto per influenzare i cittadini in maniera strumentale, ma per noi rimane un punto fermo della nostra vita civile».
Il vostro impegno civile e sociale è noto. Che cosa pensa di chi dice che gli artisti devono parlare solo con la loro arte e non esprimere liberamente il loro pensiero politico?
«Noi la pensiamo in maniera diametralmente opposta. Chi ha la fortuna di avere una voce che viene ascoltata deve prendere parte. Non vuol dire per forza influenzare le persone. Anche una canzone come “Com’è bello far l’amore da Trieste in giù” può avere una valenza politica. Dipende dal contesto in cui viene proposta. E comunque anche Raffaella Carrà non ha mai nascosto le sue posizioni politiche, pur non volendo imporre a nessuno il suo pensiero. La musica ha tutti i titoli per muovere le coscienze, anche se non ha la pretesa di riuscire a cambiare le cose».
Il vostro ultimo album è “Appunti Resistenti”. C’è ancora spazio per la Resistenza, oggi?
«Non si può negare che la Resistenza è in un momento critico ed è sotto attacco come non lo è mai stata nella nostra storia. C’è una profonda divisione nella nostra società e non si è forse prestata molta attenzione, anche a sinistra, alla delegittimazione dei valori della Resistenza che hanno fondato il nostro ordinamento».
Che concerto proporrete al pubblico di Monferrato On Stage?
«Siamo felici di suonare nel Monferrato. Porteremo sul palco il nostro passato ma anche il nostro presente. Il nostro album “La Grande Famiglia” compie 30 anni e sarà al centro della serata, ma non ci sentiamo dei reduci e guardiamo al presente con entusiasmo. Ci saranno quindi anche brani più recenti».
L’appuntamento con i Modena City Ramblers è al campo di Tamburello di Piea alle 22. L’ingresso è gratuito.
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