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Dal caos della città al roseto: la rinascita di Lorenza a Cascina Vicentini

Un viaggio con Lorenza Vicentini tra ospitalità rurale, molteplici varietà di rose, conserve artigianali, miele e cucina monferrina

Dal caos della città al roseto: la rinascita di Lorenza a Cascina Vicentini

Dal caos della grande città al “buon ritiro” con vista da cartolina, passando per missioni in Africa e arrivando ai profumi delle rose, in migliaia e di tutti i colori. È la storia di Lorenza Vicentini, titolare di Cascina Vicentini ad Alfiano Natta, associata a Turismo Verde Cia. È un racconto di crescita, continua evoluzione e di tanta passione, che ci parla di un progetto di vita concretizzato in una attività di ospitalità rurale e azienda agricola che si apre al territorio e ai visitatori. Sul sito ciaal-at.it la videointervista e le immagini raccontano i dettagli di questo incontro avvenuto tra i profumi e i colori del roseto.

Partiamo dalle origini: come nasce Cascina Vicentini?

«È stato un cambio di vita totale. Nella mia "vita 1.0" mi occupavo di pubblicità a Torino, ma ho sempre desiderato vivere in campagna. Dopo una malattia contratta in Africa dopo una missione di volontariato, ho sentito il bisogno di un posto dove ricominciare e ho trovato questa casa, che inizialmente doveva essere solo un "buon ritiro" da condividere con mia sorella. Cercavo un giardino dove poter sperimentare la mia grande passione: la coltivazione delle rose antiche. Quando siamo arrivate, qui non c'era nulla, solo un campo di grano. In poco tempo il tutto è poi evoluto in un progetto di ospitalità rurale a tutto tondo: oggi accogliere gli ospiti è diventato il mio nuovo modo di "viaggiare"».

Le rose sono indubbiamente le protagoniste della Cascina. Qual è la filosofia che guida la sua collezione?

«Oggi coltivo circa settanta varietà di rose, scelte per gusto personale e per la loro storia. Mi concentro sulle rose antiche, come le Galliche o le Damascene, perché voglio preservarne il profumo e la memoria, a differenza delle moderne rose tea, cercate e create per resilienza e per la capacità di non essere attaccate da fitopatie, perdendo però l'anima del fiore. È un lavoro di grande pazienza: ogni anno innesto personalmente alcune piante e la raccolta dei petali avviene rigorosamente tutta a mano, la mattina presto, sfogliando fiore per fiore, per preservarne l'essenza».

Questa passione per i fiori si trasforma anche in prodotti concreti. Come entrano le rose nella sua produzione artigianale?

«Con i petali delle rose profumate produco marmellate, sciroppi e acque profumate. La marmellata di rose, in particolare, è molto apprezzata in abbinamento ai formaggi di capra. Inoltre, distillando i petali, ottengo oli essenziali e l'acqua di rose pura al 100%, come quella che usavano le nostre nonne. Tutto nel mio laboratorio segue una filosofia di naturalezza: ad esempio, nelle mie marmellate di frutta metto pochissimo zucchero per esaltare il sapore della materia prima».

Parliamo di ospitalità. Come accoglie i viaggiatori che arrivano in questo angolo di Piemonte?

«L'attività di accoglienza è nata quasi per caso, ristrutturando la seconda casa della proprietà. Per me ospitare è come continuare a viaggiare, anche se ora resto ferma qui ad Alfiano Natta. Offro ai miei ospiti un'esperienza autentica: la colazione include le mie marmellate e il miele che si può mangiare direttamente dal favo, dato che sono anche un'apicoltrice professionista. È un modo per far sentire l'ospite parte integrante della vita rurale».

Il territorio si racconta anche a tavola. Qual è la proposta culinaria della Cascina e come omaggia la tradizione locale?

«Quando sono arrivata non sapevo cucinare, ma ho imparato seguendo molti corsi per poter proporre i piatti della tradizione monferrina e casalese. Nel mio menù non mancano mai i ravioli fatti in casa, i plin, il bonet e lo stufato del casalese, un arrosto preparato con la senape che è tipico di questa zona. Da quest'anno ho anche iniziato a tenere dei corsi di cucina per insegnare agli ospiti l'arte della pasta fatta in casa. Tutto ciò che porto in tavola proviene dal mio orto o da aziende agricole vicine».

Guardando indietro, tornerebbe mai alla sua vecchia vita in città?

«Mai! A Torino ormai vado solo per sbrigare commissioni e mi sento subito oppressa dallo stress e dall'inquinamento. Qui ad Alfiano Natta, in mezzo alle mie rose e alla tranquillità della campagna, si sta benissimo!».

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