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&quot;Cresciamo ma lo Stato non ci paga&quot;<br/>Sacco dal Prefetto sulle cooperative

&quot;Cresciamo ma lo Stato non ci paga&quot;<br/>Sacco dal Prefetto sulle cooperative

Una delegazione guidata dal presidente della Camera di Commercio Sacco incontrerà il prefetto per presentare la grave situazione. «Il settore è in crescita ma è messo in difficoltà dai pesanti ritardi dei pagamenti dagli Enti». Nell’Astigiano le 35 cooperative sociali associate a Confcooperative danno lavoro ad oltre 2mila persone (il 7% dei quali sono donne), con un fatturato di 70 milioni di euro...

«Nonostante la crisi economica, il nostro è un settore in crescita. Peccato che rischi di essere messo in seria difficoltà a causa dei ritardi dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione: Regione Piemonte, Asl ed Enti locali». E’ il grido d’allarme che sarà lanciato venerdì dal mondo delle cooperative in tutto il Piemonte. Ad Asti una delegazione di Confcooperative – guidata dal presidente Mario Sacco, dal direttore Pietro Cavallero e dal presidente del settore sociale Maurizio Serpentino – incontrerà alle 16 il Prefetto Pierluigi Faloni per presentare la grave situazione.

«Questa iniziativa – commenta il presidente Sacco – vuole mettere in evidenza una situazione paradossale. I ritardi dei pagamenti da parte degli Enti pubblici rischiano di mettere in ginocchio un importante settore che è in forte sviluppo, nonostante la crisi economica che sta affliggendo anche il nostro Paese. E il 2013 rischia di essere un “annus horribilis” che metterà a dura prova la sostenibilità del sistema. Infatti le nostre cooperatici aspettano ancora i pagamenti dello scorso giugno: la media è, infatti, è di 200 giorni dalla scadenza, anche se, ad essere obiettivi, la situazione nell’Astigiano è parzialmente migliore che nelle altre province con cui le nostre ditte hanno a che fare. Ma il problema rimane. Di fatto le cooperative sono diventate finanziatrici degli Enti pubblici, con costi molto elevati».

Sacco indica quindi quali sarebbero le conseguenze di un tracollo del settore. «Se il sistema non reggesse - afferma - non sarebbero a rischio solo i posti di lavoro, ma anche i servizi stessi per le famiglie, dato che parliamo di cooperative che svolgono attività nel settore sociale, quindi a favore dell’infanzia, dei minori, degli immigrati, dei disabili, degli anziani non autosufficienti e dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Per fare qualche esempio, gestiscono case di riposo e comunità per minori».

Nell’Astigiano le 35 cooperative sociali associate a Confcooperative danno lavoro ad oltre 2mila persone (il 7% dei quali sono donne), con un fatturato di 70 milioni di euro che ha visto un aumento, negli ultimi 4 anni, di oltre il 20% sia per quanto riguarda il numero di occupati sia per il fatturato.
Cosa fare, allora? «In occasione dell’incontro di venerdì – conclude Sacco – chiederemo innanzitutto che gli Enti locali attuino un piano di rientro sul pregresso e sullo scaduto. Poi un monitoraggio sui tempi di pagamento da parte delle Pubbliche amministrazioni, dato che notiamo alcune disparità, in quanto alcuni fornitori sono interessati da ritardi inferiori. Non vogliamo accendere polemiche, ma solo chiedere uniformità di trattamento».

Elisa Ferrando
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