Cerca

Sindacato

«Se in azienda il congedo parentale è trattato come un'assenza qualsiasi, è discriminazione»

La Cgil rende note due decisioni del Tribunale di Asti contro Poste Italiane

«Se in azienda il congedo parentale è trattato come un'assenza qualsiasi, è discriminazione»

Se il congedo parentale è trattato come un’assenza qualsiasi, il datore di lavoro attua una discriminazione, salvo che non dimostri di perseguire un obiettivo legittimo.
E’ quanto emerge da due provvedimenti del Tribunale di Asti, con cui a fine luglio ha dichiarato discriminatorie altrettante prassi di Poste Italiane a danno di lavoratrici madri.


A parlarne, ieri (giovedì) conferenza stampa, il segretario generale territoriale Cgil, Beppe Morabito, affiancato da Patrizia Bortolin, componente di segreteria e già a capo della categoria Slc Cgil (che si occupa dei lavoratori di Poste), e l’avvocato Massimo Padovani, legale della Camera del lavoro di Asti.
«Entrambi i provvedimenti – ha sottolineato Padovani – muovono dallo stesso principio: un meccanismo aziendale che premia la presenza in servizio, considerando le assenze per congedo parentale uguali alle altre, scoraggia l’esercizio di un diritto garantito dell’ordinamento europeo e nazionale, oltre ad integrare una discriminazione diretta ai sensi dell’articolo 25, commi 2 e 2 bis, del decreto legislativo 198 (Codice delle pari opportunità) dell’11 aprile 2026».

Il premio di risultato

Padovani ha quindi raccontato come è stata avviata la causa relativa al premio di risultato aziendale. «Leggendo gli accordi aziendali di Poste italiane dal 2012 in avanti – ha affermato – ho notato che il premio di risultato, pari ad oltre 2mila euro all’anno, prevede un elemento che può penalizzare i lavoratori: l’assenza dal servizio.
In sostanza, per ogni giorno a casa, il premio viene decurtato di 1/312 esimo dell’importo, pari a 7,5 euro lordi. Vengono escluse dalla decurtazione alcune tipologie di assenza, come permessi sindacali, ferie o quelle dovute a gravi patologie, ma non i giorni di assenza per congedo parentale chiesti dai genitori, siano essi padri o madri. In questo modo, quindi, i genitori sono penalizzati una seconda volta, dato che il congedo parentale prevede già una decurtazione dello stipendio».


L’avvocato Padovani ha quindi spiegato le motivazioni del Tribunale. «Il premio di risultato – è stato specificato – non è un emolumento accessorio connesso all’effettiva presenza in servizio, perché ha natura premiale e non corrispettiva alla presenza. L’azienda è stata quindi condannata a cessare il comportamento, restituire gli importi trattenuti sui premi 2022 e 2023 e sul premio straordinario 2023, a risarcire il danno patrimoniale e a rifondere le spese di lite. Concretamente si tratta di 500 euro lordi a favore della lavoratrice e 200 euro come danno da discriminazione. Una cifra già pagata, in quanto il decreto è immediatamente esecutivo, anche se l’azienda ha posto opposizione. L’udienza sarà il prossimo 25 novembre».

La causa precedente

Il legale ha quindi fatto riferimento ad un’altra causa contro Poste Italiane intentata da una lavoratrice di origini siciliane, ma dipendente ad Asti, che aveva presentato domanda di trasferimento a Palermo.
Il Tribunale si era già espresso con il decreto dello scorso 28 gennaio e ora, con la sentenza pubblicata lo scorso 29 luglio, ha rigettato integralmente l'opposizione proposta dall’azienda.


«In quel caso – ha ricordato Padovani - l'accordo sindacale del 4 maggio 2021 attribuiva 15 punti di “presenza in servizio" a chi non avesse superato quindici giorni di assenza nell'anno precedente, senza includere il congedo parentale fra le assenze equiparate alla presenza. La lavoratrice, madre di due figlie, era così rimasta al 28esimo posto della graduatoria per la provincia di Palermo: con quei punti sarebbe stata quattordicesima e avrebbe ottenuto il trasferimento, tanto più che la graduatoria è stata poi fatta scorrere fino al 22esimo posto. Sono state confermate la condanna al risarcimento del danno patrimoniale, quantificato in oltre 39mila euro, quella al risarcimento del danno non patrimoniale, pari a 5 mila euro, e oltre 7mila euro di spese di lite».


Due i passaggi destinati a fare testo, tra cui il rapporto fra contratto e legge. «Il fatto che tale condotta fosse conforme ad un accordo sindacale – ha riportato Padovani - non la rende lecita, non essendo la fonte collettiva autorizzata a derogare alla normativa antidiscriminatoria».

Il commento dei sindacalisti

Soddisfazione è stata espressa dal segretario Morabito, che ha ricordato come sia «la prima decisione italiana in materia, aprendo così la strada alle rivendicazioni di tutti i dipendenti postali che negli anni hanno subito la stessa decurtazione. Inoltre propone un ottimo spunto di riflessione per i sindacati che parteciperanno alla trattativa per il rinnovo del contratto collettivo nazionale».
D’accordo Patrizia Bortolin. «Trovo vergognoso - ha dichiarato - che Poste Italiane attui questi comportamenti, anche perché l’azienda cerca sempre di sbandierare la sua condotta inclusiva. L’ultimo esempio è dato dal giornale che invia ogni mese a tutti i dipendenti. Ironia della sorte, il numero di luglio focalizza l’attenzione sul fatto che il tasso di genitorialità tra i dipendenti di Poste è il doppio della media italiana. In realtà, come abbiamo visto, alle parole non sono seguiti i fatti».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Nuova Provincia di Asti

Caratteri rimanenti: 400

Edicola Digitale

©2025 La Nuova Provincia - Iscritta alla Camera di Commercio di Alessandria - Asti Capitale sociale € 10.000 i.v. - Registro Imprese: AT-28133