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Intervista

«Tornati alla Douja d'Or per la presenza di turisti stranieri nell'Astigiano»

Anna Errico, direttrice del consorzio Piemonte Land of Wine, spiega la scelta di riproporre il banco degustazione e parla del futuro del salone e del concorso enologico

«Tornati alla Douja d'Or per la presenza di turisti stranieri nell'Astigiano»

Anna Errico, direttrice del consorzio Piemonte Land of Wine

«Investiamo sul territorio anche perché sta vivendo un periodo di buona attenzione da parte del turismo estero».
Parola di Anna Errico, direttrice del consorzio di secondo livello Piemonte Land of Wine, che rappresenta 14 dei 15 consorzi piemontesi ufficialmente riconosciuti dal Ministero dell’Agricoltura (l’iter per inglobare “l’ultimo arrivato”, il Consorzio del Nizza, è già stato avviato). Consorzio che da quest’anno è tornato alla Douja d’Or con il banco di assaggio in piazza San Secondo, dopo un anno di pausa.


Come mai avete deciso di tornare tra i protagonisti della manifestazione?


Ci siamo fermati un anno in quanto il consiglio di amministrazione del consorzio ha voluto riflettere sul significato del salone. L’obiettivo era capire se aveva senso impegnarci in questo evento o se era meglio concentrarci sulle fiere in varie località italiane cui prendiamo parte, come il Paestum Wine Fest sulla Costiera amalfitana.
Alla fine la risposta è stata affermativa, in quanto si ritiene importante anche investire sul territorio, visto che sta vivendo un periodo di buona attenzione da parte del turismo estero. In città, e nell’Astigiano in generale, si notano numerosi turisti ormai da tempo. Tanto che abbiamo deciso di introdurre una novità in questa direzione. All’enoteca ospitata nel padiglione gli acquirenti possono chiedere la spedizione a domicilio (in Italia e in Europa) delle bottiglie che comprano. Parimenti, le schede tecniche dei vini in degustazione (ben 400 etichette di 180 produttori) sono scritte sia in italiano sia in inglese.


Il consorzio ha quindi scelto di abbinare fiere internazionali, destinate ad operatori di settore, alla Douja d’Or, che invece si rivolge al consumatore finale...


Esattamente. Il nostro budget a livello promozionale è destinato principalmente alla partecipazione a fiere in Italia e nel mondo (Hong Kong, Singapore e Sud Est asiatico, cui si aggiungerà il Brasile nel 2027) destinate ad operatori del settore. Per quanto riguarda il territorio, invece, oltre ad aderire alla Douja d’Or, rivolta ai consumatori, siamo wine sponsor di “Artissima” e stiamo lavorando in vista dell’evento “Grandi Langhe”.


Quali sono, secondo lei, i punti di forza della Douja d’Or?


Oltre a poter contare sulla presenza di turisti stranieri, il fatto che si basa sulla formula del banco di assaggio che non obbliga i produttori ad essere presenti allo stand, considerando la concomitanza con il periodo della vendemmia.


Secondo lei una manifestazione di questo tipo serve anche ad avvicinare i giovani al mondo del vino?


Sì, grazie anche al fatto che i sommelier al banco di assaggio sono empatici e favoriscono l’avvicinamento anche dei consumatori meno esperti.
A questo proposito, penso che un altro sistema per attrarre i giovani sia la proposta della miscelazione: una soluzione che alcuni produttori non amano, ma che secondo me è vincente perché rappresenta un metodo di “aggancio” di nuovi consumatori, che successivamente arriveranno ad apprezzare calici di vino liscio.


Quali, invece, gli aspetti del salone che andrebbero migliorati?


Il fatto che la manifestazione non è mai riuscita a “far parlare di sé” fuori dai confini regionali, anche se lo meriterebbe, nonostante i significativi investimenti a livello promozionale. Non riusciamo a capire il motivo. Eppure, quando in passato mi recavo in visita nelle cantine italiane che avevano vinto un premio al concorso enologico nazionale, fino a qualche anno legato al salone, vedevo il riconoscimento collocato bene in vista.


Si è ancora parlato del concorso?


Sì, anche recentemente. C’è la possibilità che in futuro, magari già dal prossimo anno, possa essere riproposto, anche se rivisto e “svecchiato”, dato che il format classico dei concorsi, anche blasonati, non presenta più il fascino del passato. Potrebbe essere un tassello in più per riuscire a superare i confini regionali.

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