Intervista
26 Maggio 2026 12:31:43
Da sinistra Giansecondo Bossi , Marco Granelli e Roberto Dellavalle in occasione del convegno di ieri sera per gli 80 anni di Confartigianato Asti
«Piaccia o no, ogni giorno ci sarà sempre bisogno di un artigiano».
Partendo da questo presupposto Giansecondo Bossi, direttore provinciale di Confartigianato dal 2003, analizza lo stato di salute del settore e dell’associazione di categoria, nata il 30 gennaio 1946, alla vigilia delle celebrazioni per l’80esimo anniversario, che si sono svolte ieri con il convegno "Lavoro, etica, economia e sviluppo - Perché c'è bisogno di noi?".
Direttore, qual è lo stato di salute di Confartigianato Asti?
Lo stato di salute della nostra associazione evidenzia due fattori di discontinuità rispetto al passato. Innanzitutto il fatto che, nella società attuale, i corpi intermedi come il nostro non sono più gli unici punti di riferimento per le imprese, a causa della fioritura di figure professionali che offrono vari servizi di consulenza. In secondo luogo una certa difficoltà a garantire il ricambio generazionale nelle imprese associate, al contrario degli anni Settanta e Ottanta, quando il contesto economico stimolante e di crescita incentivava lo spirito imprenditoriale.
Tuttavia, dopo 80 anni ribadiamo l’importanza - nostra e degli altri corpi intermedi - non solo per l’attività di sostegno e rappresentanza a favore degli iscritti, ma anche per il ruolo sociale svolto sul territorio.
Prendiamo ad esempio la nostra realtà. Contiamo 1.800 soci: all’80% sono imprese artigianali, per il 20% appartenenti ad altri settori (dal commercio all’industria). In ogni caso si tratta di piccole e medie imprese che “vivono” sul territorio, dove pagano le tasse e investono i ricavi. Un ruolo importante, quindi, che ha fatto la differenza per uscire dalla crisi pandemica e che può essere utile anche per contribuire a risolvere i problemi attuali.
Qual è lo stato di salute dell’artigianato? Ci sono comparti che stanno vivendo un periodo positivo e altri, invece, che sono in difficoltà?
Sì. Parallelamente alla trasformazione della società, si può senz’altro dire che l’ambito dei servizi alla persona (acconciatori, estetisti) sta registrando un andamento positivo, così come l’impiantistica, che ha vissuto un buon periodo legato ai bonus statali.
Invece settori come la meccanica, che era fiorita con una miriade di piccole imprese sulla base del traino della grande industria, la autoriparazione e l’autotrasporto stanno vivendo un periodo di declino, collegato a motivi diversi.
Prendiamo le officine di autoriparazione. Ora hanno a che fare con motori di tipologie diverse (termici, ibridi ed elettrici) che richiedono di dotarsi di strumentazioni avanzate per la diagnosi dei problemi. Poi devono tener conto della concorrenza tra le case costruttrici in un mondo globalizzato, che si riflette anche su di loro. Ad esempio, una casa costruttrice può prevedere di offrire al cliente una garanzia estesa, ma a patto che la manutenzione venga effettuata presso l’officina della concessionaria.
Per l’autotrasporto, invece, contano la concorrenza dall’estero, il costo del gasolio che penalizza il nostro Paese e la nascita dei grandi gruppi di logistica, legati al fatto che le grandi industrie non tengono più il magazzino.
L’artigianato continua la scontare la difficoltà a trovare manodopera?
Sì. I comparti più critici, da questo punto di vista, sono l’edilizia e e l’autotrasporto, tanto che, se non ci fosse l’apporto degli stranieri, si fermerebbero completamente.
Il fatto è che le famiglie non spingono i figli ad intraprendere questi mestieri, che però continueranno ad essere essenziali e, quindi, ad offrire posti di lavoro. Per questo a livello di associazione ci stiamo muovendo per cercare di stimolare un cambiamento di mentalità.
In che modo?
Mentre prima promuovevamo il mestiere di artigiano tra gli alunni del triennio delle superiori, ora è partita una sperimentazione a livello piemontese che prevede di parlarne con i bambini delle classi terze della primaria. Abbiamo realizzato a questo scopo un libretto che indica tutti i mestieri artigiani a bambini che non ne conoscono nemmeno l’esistenza.
Eppure, come sono solito ripetere, che piaccia o no ci sarà sempre bisogno, ogni giorno, di un artigiano per riparare un lavandino, sostituire un cavo, liberare qualcuno che rimane chiuso in ascensore a causa di un guasto. La tecnologia arriva solo fino ad un certo punto. E quindi anche l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire totalmente questo mestiere.
Purtroppo esistono ancora sacche di lavoro nero, che determinano concorrenza sleale alle imprese in regola...
Sì, da una parte perché è difficile individuarlo, dall’altra perché il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito. La società si sente più povera, ma non vuole rinunciare a certi servizi. Una corsa al consumismo senza averne i mezzi che porta inevitabilmente ad optare per il prezzo più basso.
Invece il valore aggiunto dell’artigianato consiste nel garantire al cliente la possibilità di scegliere sulla base di ciò che vuole ricevere.
A questo proposito ricordo anche una battaglia vinta: l’entrata in vigore, lo scorso aprile, della Legge annuale per le Pmi che riserva l’uso dei termini artigianato e artigianale esclusivamente alle imprese iscritte all’Albo delle imprese artigiane presso le Camere di Commercio, scongiurando così il loro utilizzo in modo improprio che generava concorrenza sleale.
Quali esigenze del mondo dell’artigianato porterete avanti nei prossimi mesi?
La richiesta di modifica della Legge quadro dell’artigianato, di fondamentale importanza ma ormai anacronistica rispetto alla situazione attuale, riguardo a cui dovremmo essere alle battute finali. Quindi la pressione affinché venga redatto dal Governo un Piano energetico nazionale e, come chiediamo da anni, uno sgravio burocratico e fiscale per le imprese.
Al nostro interno, invece, continueremo ad offrire sostegno alle imprese per lo svolgimento degli adempimenti normativi, l’accesso alla tecnologia e alla formazione professionale. Il tutto all’insegna dell’empatia e del rapporto umano che ha sempre caratterizzato la nostra storia.
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Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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