Protesta
22 Maggio 2026 18:18:58
Ancora una "doccia fredda" sui lavoratori Konecta (ex Comdata) di Asti e Ivrea, la multinazionale specializzata nei servizi alla clientela (call center) che conta in Piemonte anche una sede a Torino.
Dopo l'annuncio dello scorso aprile - quando era stato escluso l'accorpamento dei tre siti piemontesi a Torino, con conseguente trasferimento di tutti i dipendenti nel capoluogo regionale, annunciato dall'azienda a dicembre e seguito da una mobilitazione che aveva coinvolto lavoratori, sindacati e istituzioni - ora a temere per il futuro sono una parte dei lavoratori. Ovvero gli addetti del reparto Gestione documentale (Ged), che si occupa di digitalizzare la documentazione cartacea, e i colleghi che sono impegnati nelle attività di back office non telefonico (o a bassissimo contenuto telefonico) nelle diverse commesse.
E' emerso ieri (giovedì), in occasione dell'incontro svoltosi nella sede dell'Unione industriale di Ivrea, alla presenza delle organizzazioni sindacali regionali, delle Rsu dei siti di Asti, Ivrea e Torino e della dirigenza aziendale.
L'incontro è stato organizzato a seguito delle interlocuzioni avviate il 16 aprile in merito al piano industriale di Konecta in Piemonte. "Il tavolo - hanno spiegato in una nota ai lavoratori le segreterie Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Piemonte - si è aperto con la conferma del ritiro definitivo del progetto di accorpamento delle sedi piemontesi, scongiurando così la chiusura dei siti di Asti e Ivrea".
"Nel corso dell'incontro, tuttavia - continuano - l'azienda ha sottolineato che persistono, per tutti e tre i siti piemontesi, criticità legate all'andamento delle attività di backoffice non telefonici e documentali (GED) che, secondo la comunicazione aziendale, ne richiedono l'accorpamento in unico sito. Per questo motivo l'azienda ha comunicato che procederà allo spostamento di tutte le attività di backoffice non telefonico (o con bassissimo contenuto telefonico) e GED dalle sedi di Asti e Ivrea nella sede di Torino, che si trova in Strada del Drosso, trasferendovi i lavoratori".
L'azienda ha anche anticipato che avvierà la procedura di trasferimento collettivo entro la prima settimana di giugno. A questo scopo il 9 giugno, sempre nella sede dell'Unione industriale di Ivrea, si terrà l'incontro di esame congiunto che vedrà coinvolti azienda e sindacati, come previsto dal Contratto collettivo nazionale di lavoro, "per discutere nel dettaglio i perimetri coinvolti in termini di attività, numero di lavoratori e possibili scenari", precisano.
"Pur consapevoli del difficile contesto in cui Konecta opera e della necessità di strutturarsi per far fronte alla forte crisi di settore - concludono - come organizzazioni sindacali abbiamo espresso ed esprimeremo, in occasione dei prossimi incontri, forti perplessità sui tempi di gestione e, soprattutto, sul piano presentato. A seguito dell'esame congiunto, comunque, verranno calendarizzate le assemblee su tutti i siti piemontesi".
Non ci stanno i lavoratori coinvolti, parte dei quali, oggi pomeriggio fuori dai cancelli della sede astigiana, hanno espresso tutta la preoccupazione per il futuro, oltre che la rabbia per una situazione di tensione che si protrae ormai da mesi.
"Viviamo nel totale silenzio aziendale", ha affermato Milena Morando, dipendente dell'azienda da 18 anni. "Ho 60 anni e usufruisco della legge 104 per assistere famigliari disabili, per cui trasferirmi a Torino sarebbe effettivamente un problema. Come persone, e successivamente come lavoratori, pretendiamo che l'azienda definisca finalmente un piano industriale e dica apertamente cosa vuole fare e in quanto tempo".
"Ognuno di noi ha una vita - hanno aggiunto alcune colleghe - e, se deve prendere decisioni importanti, deve avere il tempo di valutare cosa fare. Non è possibile che ci arrivi un comunicato sindacale il 21 maggio che parli di definire un trasferimento nella prima settimana di giugno".
D'accordo Elena Antinoro, dipendente dal 2006. "Ci sentiamo presi in giro da quanto emerso dal comunicato. Nelle prime righe si legge che i siti non saranno accorpati, ma subito dopo si dice che saranno trasferiti gli addetti del reparto Gestione documentale (Ged) e coloro che sono impegnati nelle attività di back office con poco contenuto telefonico. Che senso ha? E' una contraddizione".
A livello di numeri sembra che i lavoratori coinvolti sarebbero circa 70 su un totale di 299 addetti di Asti (numero già sceso in seguito alla procedura di esodo incentivato accolta nei mesi scorsi da 93 lavoratori), ma non è un dato ufficiale. I numeri corretti usciranno dall'esito dell'incontro di esame congiunto.
"Siamo veramente stanchi di questa situazione di incertezza che si protrae da mesi - concludono i lavoratori - e temiamo sia solo una strategia per invogliarci a lasciare il lavoro, in modo che l'azienda possa chiudere alcuni settori optando per un massiccio utilizzo dell'intelligenza artificiale".
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