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I lavoratori: così salveremo la Askoll<br/>Intanto spunta un documento anonimo

I lavoratori: così salveremo la Askoll<br/>Intanto spunta un documento anonimo

Si avvicina la fatidica data del 10 marzo e sale la tensione sulla vicenda Askoll, tra documenti anonimi e annunci di cortei di protesta. Sì, perché lunedì, alle 15 a Roma, è previsto

Si avvicina la fatidica data del 10 marzo e sale la tensione sulla vicenda Askoll, tra documenti anonimi e annunci di cortei di protesta. Sì, perché lunedì, alle 15 a Roma, è previsto l'incontro al Ministero dello Sviluppo economico atteso da sindacalisti e lavoratori per capire cosa ne sarà dello stabilimento astigiano. La fabbrica, che produce motori per lavatrici e conta 220 addetti in sciopero ormai da tre settimane, è destinata a chiudere a giugno. Nei giorni scorsi la proprietà, il Gruppo Askoll con sede a Vicenza, ha inviato le lettere di licenziamento collettivo a tutti i dipendenti per cessazione di attività «a causa della difficile congiuntura generale e, in particolare, alla crisi del settore degli elettrodomestici, che ha reso vani gli importanti investimenti fatti recentemente sullo stabilimento astigiano». Ma sindacati e lavoratori, e con loro le Istituzioni locali, non ci stanno. E lo dimostreranno all'incontro romano, cui prenderanno parte le organizzazioni sindacali, le Rsu, i rappresentanti del Comune di Asti e di Castell'Alfero, della Regione, e, forse, alcuni parlamentari astigiani.

Gli amministratori, inoltre, consegneranno il documento condiviso con i sindaci del territorio per scongiurare la chiusura dello stabilimento, che metterebbe sulla strada 220 famiglie in un territorio già martoriato dalla crisi economica. «Lunedì - anticipa Silvano Uppo, segretario provinciale Uilm Uil - capiremo se ci sono spiragli che possano evitare la chiusura. Anche alla luce di un documento anonimo "spuntato" giovedì e inviato ad alcuni di noi sindacalisti, che fornisce informazioni molto tecniche sullo stabilimento a partire dall'estate 2013. Documento su cui faremo gli opportuni controlli per verificarne l'attendibilità. Di sicuro, comunque, discuteremo sul fatto che, come sindacalisti, già dalla scorsa estate abbiamo avuto la sensazione che la proprietà volesse chiudere lo stabilimento, magari per trasferire altrove la produzione». «Inoltre - prosegue - proporremo alla proprietà un piano per il rilancio dello stabilimento, redatto insieme ad alcuni tecnici dell'azienda alla presenza del sindaco di Asti Fabrizio Brignolo e dell'assessore comunale Marta Parodi, oltre al vice sindaco di Castell'Alfero Angelo Marengo.

Un piano che, a fronte di un investimento decisamente contenuto da parte della proprietà (il cui bilancio, a livello di gruppo, non è in perdita), potrebbe salvare la fabbrica, lanciando nuovi prodotti e potenziando quelli esistenti». Del piano è stata messa a conoscenza anche la Regione, cui alcuni delegati sindacali dell'azienda hanno consegnato il documento in occasione dell'incontro di mercoledì nella sede dell'assessorato al Lavoro. Intanto giovedì si è tenuta l'assemblea dei lavoratori, che hanno deciso di continuare lo sciopero sempre con le stesse modalità (50% del turno con blocco delle merci in entrata e uscita dallo stabilimento), nonostante i due "inviti" a riprendere il lavoro arrivati nei giorni scorsi. Il primo sottoforma di lettera personale da parte del general manager del Gruppo Askoll, Mario Faccio, che ha invitato gli addetti a terminare lo sciopero e lavorare fino a giugno, anche per evitare buste paga troppo magre. Nello stessa lettera Faccio ricorda che la chiusura dello stabilimento è inevitabile, dato che continuare l'attività sarebbe economicamente e finanziariamente impossibile a causa della difficile situazione in cui versa il mercato.

«Una comunicazione che non ci è piaciuta sia per i contenuti sia per la modalità - spiega Beppe Morabito (Fiom Cgil) - in quanto scritta sottoforma di lettera a livello personale pur contenendo considerazioni relative all'azienda». Il secondo sotto forma di comunicazione inviata ai sindacati da parte dell'amministratore delegato Alessandro Beupain, che sottolinea come la modalità dello sciopero indetta lo scorso 19 febbraio (diversa da quella avviata il 13) è da ritenersi del tutto illegittima e sta irrimediabilmente pregiudicando la stessa azienda in quanto prevede il blocco merci. Sempre in occasione dell'assemblea di ieri i lavoratori hanno anche deciso di dare vita ad un corteo di protesta ad Asti mercoledì 12 marzo, in tarda mattinata, con partenza da corso Casale e arrivo sotto la sede dell'Unione industriale di piazza Medici dove, alle 14.30, è previsto un incontro tra sindacati e azienda. Al riguardo stanno verificando la possibilità di coinvolgere anche i lavoratori di altre aziende. Da parte sua il Gruppo Askoll afferma che «il momento è critico e richiede molta attenzione.

I due incontri, in programma lunedì e mercoledì - dichiara Massimo Furlan, responsabile comunicazione del Gruppo - consentiranno alle parti di sedersi attorno ad un tavolo per spiegare le proprie posizioni nel giusto contesto e nelle sedi opportune, evitando così che aumentino le distanze». Intanto la vicenda dell'azienda è stata oggetto di prese di posizione da parte di vari politici. Tra i più recenti il deputato Paolo Romano (Movimento 5 Stelle) che ha depositato sull'argomento una interrogazione al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti; il consigliere regionale Angela Motta (Pd), che ha sollecitato l'intervento del Sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba, e il consigliere regionale Fds Eleonora Artesio, che ha visitato il presidio. Solidarietà, infine, dalla Diocesi: domani (sabato), alle 16 davanti ai cancelli dello stabilimento, il vicario generale della Diocesi, monsignor Vittorio Croce, celebrerà una messa per manifestare vicinanza ai dipendenti.

Elisa Ferrando
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