Venerdì 21 febbraio l'Assemblea degli azionisti di Gaia ha approvato il nuovo piano industriale per gli anni 2014-2016. Nelle varie attività del triennio si legge di varie proposte, tra cui quella della trasformazione dell'impianto di compostaggio di San Damiano. L'investimento sarà pari a circa 5,5 milioni di euro con un ricavo, previsto, di circa 230.000 euro l'anno, dal 2016 in poi. Ma di che cosa si tratta? Flaviano Fracaro, direttore generale Gaia, spiega...
Venerdì 21 febbraio l'Assemblea degli azionisti di Gaia ha approvato il nuovo piano industrialeper gli anni 2014-2016. Nelle varie attività del triennio si legge di varie proposte, tra cui quella della trasformazione dell'impianto di compostaggio di San Damiano. L'investimento sarà pari a circa 5,5 milioni di euro con un ricavo, previsto, di circa 230.000 euro l'anno, dal 2016 in poi.
Ma di che cosa si tratta? Flaviano Fracaro, direttore generale Gaia, spiega: «La modifica dell'impianto di compostaggio è nella fase di studio di fattibilità. Il progetto, che verrà sviluppato nel 2014, prevede la realizzazione di una sezione di digestione anaerobica (processo in assenza di ossigeno) all'interno dell'attuale impianto. In questo modo i microorganismi presenti nei rifiuti produrranno biogas (metano + anidride carbonica) che sarà utilizzato per generare energia elettrica. Inoltre si realizzeranno delle biocelle, sempre all'interno dell'attuale impianto, per ottimizzare la seconda fase del compostaggio. Si tratta di un rinnovamento, dopo dieci anni di attività, per adeguarsi alle nuove tecnologie e ottenere un'ulteriore riduzione delle emissioni di odori. C'è anche l'ipotesi di lavorare, ogni anno, circa 4.000/t in più di frazione organica da raccolta differenziata (ora sono 18.000t/anno). Gaia è comunque disponibile, come sempre, a incontri con amministratori e cittadini interessati per illustrare gli aspetti rilevanti del progetto».
Il presidente di Gaia, Giovanni Periale, commenta: «Si tratta di una trasformazione e integrazione dell'impianto di compostaggio esistente, in cui verrebbe inserito un modulo per un processo di biodigestione dei rifiuti organici all'interno dell'impianto: così facendo si sfrutta il biogas, costituito principalmente da metano e anidride carbonica prodotto dai rifiuti nel processo di biodegradazione, in assenza di ossigeno e si abbatte l'odore abbinando il recupero di materia, compost, con il recupero di energia. Grazie a questo processo si abbatterebbero anche i tempi di maturazione del compost (si guadagnerebbe 1 mese di tempo circa) e quindi si potrebbero trattare più rifiuti, passando dalle 24.000 tonnellate attuali alle 28.000 future».
«L'energia elettrica prodotta con il biogas - prosegue il presidente - sarebbe in parte destinata all'autoconsumo per il funzionamento dell'impianto e in parte immessa nella rete a tariffa incentivata. I ricavi derivanti dalla vendita dell'energia elettrica vanno a beneficio dei cittadini con il contenimento della tariffa per lo smaltimento dei rifiuti. Emissioni dannose non ce ne sono: in questo impianto non si usano cereali derivanti dalla produzione agricola come mais e altri, si usano solo rifiuti organici derivanti dalla raccolta differenziata domestica. Allo studio di fattibilità seguiranno, dopo le autorizzazioni e le varie fasi di studio, la progettazione e, infine, nel 2016, la fase funzionale. Noi siamo disponibili a fare riunioni con i comuni, a informare e spiegare ancora».
Alla luce di alcune domande nate tra la popolazione desiderosa di saperne di più, i commenti dei sindaci dei paesi interessati (Cisterna, Ferrere, San Damiano e Cantarana) sembrano accomunati da una linea omogenea: «Abbiamo approvato il piano industriale nelle sue linee guida, ma vogliamo capire meglio, senza allarmismi, approfondire bene tutti gli aspetti e valutare di fase in fase la fattibilità e, quando sarà il momento, fare riunioni informative e di servizio alla cittadinanza».
Roberta Arias
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