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Askoll, firmata la tregua<br/>Si punta di nuovo a Roma

Askoll, firmata la tregua<br/>Si punta di nuovo a Roma

E’ stata firmata la tregua tra sindacati e Askoll, l’azienda di Castell’Alfero intenzionata a cessare l’attività il prossimo giugno per trasferire la produzione in Slovacchia. Una tregua che

E’ stata firmata la tregua tra sindacati e Askoll, l’azienda di Castell’Alfero intenzionata a cessare l’attività il prossimo giugno per trasferire la produzione in Slovacchia. Una tregua che serviva ai sindacati per guadagnare tempo e organizzare un nuovo incontro a Roma per ragionare sul futuro dello stabilimento e all’azienda per far uscire una grossa spedizione, in modo da non perdere un importante cliente. Sì, perché da metà febbraio i dipendenti dell’azienda, che produce motori per lavatrici, sono in sciopero contro la paventata chiusura per il 50% del turno, attuando contemporaneamente il blocco delle merci in entrata e uscita dallo stabilimento.

«L’accordo - spiega Isidoro Gioiello (Fim Cisl) - è stato stipulato venerdì pomeriggio tra azienda e Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie). La prima ha potuto far partire un camion con 5.700 pezzi per un importante cliente turco dell’intero Gruppo Askoll, proprietario dello stabilimento astigiano. Le seconde hanno ottenuto tra garanzie. Primo, che in questi giorni entri dai cancelli materiale per consentire un mese di produzione, considerando che i lavoratori continueranno lo sciopero per il 50% del turno e il presidio ai cancelli. Secondo, il pagamento dei giorni non lavorati della scorsa settimana, quando l’azienda aveva fermato l’attività. Terzo, la disponibilità dell’azienda a partecipare ad un tavolo congiunto tra Ministero dello Sviluppo economico e del Lavoro per capire se potranno essere attivati ammortizzatori straordinari, in modo da evitare che, in caso di chiusura, si proceda subito con la messa in mobilità dei 220 lavoratori».

In base all’intesa martedì mattina, alle 9 all’Unione industriale, azienda e Rsu si incontreranno per concordare nuove spedizioni ai clienti. Intanto venerdì mattina i sindacati hanno partecipato ad un incontro a Torino cui hanno preso parte l’assessore regionale Giovanna Quaglia, il vice sindaco di Castell’Alfero Angelo Marengo e l’assessore comunale di Asti Marta Parodi. Incontro convocato per fare il punto sulla situazione dopo gli incontri in Prefettura della settimana scorsa, da cui è nato un documento di intesa tra i Comuni di Asti e Castell’Alfero per salvaguardare il tessuto economico astigiano. Il primo pensiero è rivolto alla Askoll. A questo proposito Parodi e Marengo scrivono che bisogna continuare «a scongiurare la chiusura dello stabilimento di Castell’Alfero, valutando quali sono i mezzi per sostenere l’attuale produzione o una riconversione industriale dello stabilimento da attuare in modo condiviso con la proprietà o altri operatori che dovessero manifestare interesse sulla questione. Per questo motivo si rende indispensabile la convocazione di un tavolo congiunto che coinvolga anche il Ministero dello Sviluppo economico».

I due amministratori proseguono quindi sulla linea già intrapresa nelle scorse settimane, che consiste nello studiare e offrire misure pubbliche a supporto dell’azienda. Come ha sottolineato nei giorni scorsi il sindacalista Beppe Morabito (Fiom Cgil), «le Istuzioni hanno ben compreso che la vicenda non riguarda soltanto un gruppo, seppur nutrito, di lavoratori, ma l’intero territorio». Esulando dall’Askoll, poi, i due sottoscrittori valuteranno «tutti i percorsi volti a salvaguardare il patrimonio produttivo imprenditoriale, occupazionale, anche in termini di saperi tecnologici e professionali del territorio, in particolare laddove sono state impegnate risorse pubbliche per sostenerli».

Sulla vicenda è intervenuto, nei giorni scorsi, anche l’on. Paolo Romano (Movimento 5 Stelle), che alla Camera dei Deputati ha depositato due interrogazioni indirizzate al Ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi. Una, quella scritta, non ha ancora ricevuto risposta, mentre l’altra è stata trattata durante il question time. Il deputato ha sottolineato che l’azienda «aveva premeditato la chiusura», ricordando che negli ultimi mesi non sono serviti a farle cambiare idea gli incentivi pubblici stanziati, in quanto l’azienda non ha accettato nessuno confronto ed è stata irremovibile nella decisione di spostare la produzione in Slovacchia», dichiarandosi poi insoddisfatto della risposta del Ministro.

Al contempo Romano sta organizzando la visita di una delegazione di deputati del Movimento 5 Stelle al centro ricerche del Gruppo Askoll, a Vicenza, per vedere da vicino i progetti di mobilità sostenibile portati avanti dal Gruppo. «Secondo noi - afferma - potrebbero rappresentare la soluzione per lo stabilimento di Castell’Alfero, che così riconvertirebbe la produzione, magari anche grazie a linee di supporto al settore da parte della Regione». Il Gruppo Askoll, da parte sua, ha sempre ribadito che la volontà di cessare la produzione «non è premeditata, dato che anche recentemente ha investito sullo stabilimento, ma dipende dalla crisi economica e del settore degli elettrodomestici, che ha portato lo stabilimento in perdita. Tanto che le proposte di aiuti pubblici non sono sfruttabili perché presuppongono ulteriori investimenti».

Elisa Ferrando
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