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"Attenti all’utopia dei km 0", parola a Ercole Zuccaro

"Attenti all’utopia dei km 0", parola a Ercole Zuccaro

Ogni giorno i piemontesi per alimentarsi (lo dice l'Istat) consumano, tra l'altro, 1,105 milioni di chili di carne, 2,72 milioni di uova, 728 mila litri di latte. Pensare di alimentare i

Ogni giorno i piemontesi per alimentarsi (lo dice l'Istat) consumano, tra l'altro, 1,105 milioni di chili di carne, 2,72 milioni di uova, 728 mila litri di latte. Pensare di alimentare i cittadini del Piemonte esclusivamente con prodotti a Km zero e/o con la vendita diretta è pura utopia.

La vendita diretta è dunque un'interessante opportunità, ma non è un dogma. Non esiste un'alimentazione locale e diretta "buona", contrapposta ad un'alimentazione globale "cattiva". Così come non esiste un'alimentazione locale "pulita", contro una globale "sporca". Autorevoli studi scientifici hanno dimostrato che la relazione tra chilometri percorsi dai cibi ed emissioni di gas serra esiste, ma non è sempre univoca ed immediata, perché dipende da diversi fattori, quali per esempio l'efficacia della logistica. Il mercato ha le sue regole, spietate. Non è possibile rinchiudere l'agricoltura in un mercato "domestico" o, peggio, "addomesticato".

Sono belli il folclore dei mercatini e i cantastorie che diffondono l'immagine di un'agricoltura bucolica tanto cara ai consumatori. La realtà dell'agricoltura è però fatta di passione, di cuore, di amore e, per fortuna, anche di igiene, di sicurezza, di qualità tecnologica, di efficienza produttiva, di informatizzazione e di grande attenzione ai bilanci. Se non ci fosse tutto questo il settore sarebbe alla deriva e le imprese chiuderebbero i battenti.

L'immagine deve essere supportata dalla sostanza; altrimenti, complice una politica distratta e un'informazione che non ha più tempo, mezzi e voglia di indagare a fondo, diffondiamo l'idea di un settore agricolo ancorato al medioevo, nostalgico e suggestivo, ma destinato nel breve periodo al disastro produttivo e commerciale. Siamo seri: se dovessimo berci tutto l'Asti spumante, il Barolo e il Barbaresco che produciamo, tanto per fare un esempio, al di là delle sbornie colossali che potremmo prenderci, sarebbe la rovina dell'economia piemontese.

Abbiamo bisogno delle esportazioni come l'ossigeno. Ma abbiamo anche bisogno delle importazioni. All'indomani dell'unità d'Italia, nel 1861, allevavamo 3,6 milioni di capi bovini e mangiavamo 3,7 kg di carne a testa all'anno; oggi i bovini sono quasi raddoppiati, 6 milioni, ma mangiamo 24,1 kg di carne. Quindi: o ritorniamo ai consumi del 1861, oppure se vogliamo mangiare carne quando lo desideriamo dobbiamo mangiarne meno. O importarla.

Ciò detto, non sono contro la vendita diretta, anzi. L'organizzazione che dirigo ha dato vita a un network di aziende agricole professionali che vendono direttamente le loro produzioni in cascina: chi vuole vedere può andare sul sito www.dalproduttorealconsumatore.info

Ercole Zuccaro
Direttore Confagricoltura Torino
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