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«L’industria? Ripartirà dal vino»<br/>La scommessa dell&#39;Unione Industriale

«L’industria? Ripartirà dal vino»<br/>La scommessa dell&#39;Unione Industriale

«Il Piemonte e Asti possono ripartire, se sapranno ripartire dall'industria. In primis, valorizzando il territorio con un Polo di innovazione dedicato al vino e all'enomeccanica che abbia

«Il Piemonte e Asti possono ripartire, se sapranno ripartire dall'industria. In primis, valorizzando il territorio con un Polo di innovazione dedicato al vino e all'enomeccanica che abbia sede nell'Astigiano». Af affermarlo Paola Malabaila, presidente dell'Unione industriale, in occasione dell'assemblea pubblica dell'associazione, svoltasi martedì pomeriggio al Teatro Alfieri, alla presenza di due ospiti d'eccezione: il presidente della Regione Sergio Chiamparino e il presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, Marco Gay.

Durante la sua relazione, pronunciata con passione ed energia, la presidente Paola Malabaila non ha certamente nascosto i problemi dell'industria. «L'Italia e l'Astigiano - ha sottolineato - hanno un disperato bisogno di tornare a crescere a ritmi sostenuti, lasciandosi per sempre alle spalle le minuscole variazioni di Pil e la crisi tremenda in cui siamo immersi da oltre sette anni. E per crescere dobbiamo puntare sul manifatturiero, che conferisce slancio a tutta l'economia». Considerazione che parte da dati di certo non confortanti. «Nel 2013 - ricorda - sono state registrate nell'Astigiano 24.885 imprese con un calo del 2% rispetto al 2012. Calo registrato principalmente dalle imprese nel settore delle costruzioni e dell'agricoltura, e poi anche delle attività manifatturiere. Preoccupante anche i dati relativi alla disoccupazione: l'anno scorso nell'Astigiano sono stati registrati 2.300 senza lavoro in più rispetto all'anno precedente, con un tasso che tocca il 38% nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni».

«Certo - ha continuato - bisogna anche ricordare alcuni aspetti positivi. L'industria piemontese ha dimostrato la capacità di anticipare o seguire da vicino la ripresa dei mercati esteri. L'ultimo sondaggio a livello regionale di Confindustria Piemonte, infatti, ha confermato il ruolo dominante dell'export. A questo proposito l'Astigiano, tra le province piemontesi, ha raggiunto la performance migliore del 2013, e ne siamo orgogliosi. Un dato su tutti: l'anno scorso il valore delle merci astigiane esportate è stato di 1 miliardo e 450 milioni, con un incremento dell'11,1% rispetto al 2012».
La presidente ha poi allargato l'orizzonte a livello nazionale per «ricordare chi siamo». «L'industria italiana è la seconda in Europa, tra le prime dieci del mondo e quinta assoluta per l'esportazione. Tuttavia non può giocare la partita dell'industrializazione puntando solo sulla quantità, ma deve valorizzare in maniera decisa i profili qualitativi della sua industria».

Tradotto a livello provinciale, è indispensabile costruire una identità territoriale forte che possa consentire alle attuali e future generazioni di essere protagoniste di un nuovo «rinascimento imprenditoriale». E questo prendendo spunto da un prodotto di riconosciuta eccellenza internazionale (il vino) per poter espandere i propri influssi benefici su tutta l'economia del territorio. Che fare, allora? La presidente Malabaila ha presentato una serie di azioni individuate dal Consiglio direttivo dell'associazione per raggiungere gli obiettivi della ripresa e dello sviluppo. Riassumendo, l'Unione chiederà alla Regione una valorizzazione del sistema economico territoriale individuando un nuovo Polo di innovazione dedicato al vino e all'eno-meccanica con sede nell'Astigiano. Collaborerà con l'Istituto sperimentale per l'Enologia, fondamentale per raggiungere risultati nella ricerca e nell'innovazione in questo campo. E ancora, comincerà un progetto con il Master in Sviluppo locale dell'Università per capire come valorizzare «il differenziale competitivo territoriale».

Inoltre l'associazione continuerà a stimolare il dibattito tra imprenditori e amministratori sulla necessità di strade e collegamenti veloci, indispensabili per attrarre imprese, lavoro e turismo, e aiuterà le imprese a potenziare l'export. Infine un riferimento all'Expo 2015 a Milano, che può rappresentare un'importante fonte di sviluppo territoriale. Così come il riconoscimento Unesco da poco ottenuto anche da una porzione della provincia di Asti, «che però deve essere considerato un punto di partenza per far sì che gli indubbi vantaggi che ne deriveranno possano diventare motore di sviluppo», ha ammonito.

Progetti e stimoli anche all'indirizzo della Regione, dunque. Il presidente Sergio Chiamparino, chiamato sul palco, ha subito chiarito che «il compito di un'Amministrazione è lavorare per creare un ambiente che non sia ostile o indifferente, ma amico dell'impresa e del lavoro. Per fare questo bisogna innanzitutto essere credibili e capaci a governare. Un esempio su tutti: dobbiamo fare uno sforzo, a costo di irrigidire il bilancio annuale di 50 milioni, per fare scendere i tempi di pagamento da parte della Regione, scendendo dai 200 giorni attuali almeno ad un intervallo che vada tra i 60 e i 130. Poi bisogna anche riprendere la crescita, che passa sicuramente per l'innovazione. Innovazione che comincia dalla scuola, per essere in grado di attrarre i giovani, e continua con la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e con l'utilizzo dei fondi dell'Unione europea che, collegando le tre linee (Sociale, Sviluppo agricolo e Sviluppo regionale), ammontano a circa 3 miliardi. Fondi che potrebbero anche aiutare la nascita del Polo di innovazione del vino e dell'enomeccanica, che è tra i vostri progetti, o facilitare l'accesso al credito per le Pmi».

Ultimo riferimento alla questione Unesco: «Lo stesso riconoscimento - ha ricordato Chiamparino - in Piemonte è stato assegnato anche ai Sacri Monti e alle Residenze Sabaude. E sono d'accordo sul fatto che si tratta di un punto di partenza. In caso contrario, rimane solo una bella medaglia».

Elisa Ferrando
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