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I sindacati alle imprese edili:<br/>«Cambiare o non si esce dalla crisi»

I sindacati alle imprese edili:<br/>«Cambiare o non si esce dalla crisi»

«La crisi c'è e si tocca con mano tutti i giorni. Ma, in tale situazione, ci sono due questioni che denotano la mentalità che caratterizza le associazioni datoriali, basata sulla scelta della

«La crisi c'è e si tocca con mano tutti i giorni. Ma, in tale situazione, ci sono due questioni che denotano la mentalità che caratterizza le associazioni datoriali, basata sulla scelta della strada più semplice: effettuare tagli a danno dei lavoratori. Ma non è così che si esce dalla difficile situazione in cui si trova il settore oggi». A parlare sono i segretari provinciali Calogero Palumbo (Feneal Uil), Luigi Tona (Filca Cisl) e Filippo Rubulotta (Fillea Cgil) e il riferimento è a due questioni su cui hanno voluto porre l'attenzione: la mancata attivazione dell'Osservatorio provinciale sulla prevenzione del lavoro nero e la non approvazione del contratto di lavoro di secondo livello.

«La crisi - ha esordito Rubulotta - è evidente, tanto che non esito a dire che questo settore è quasi defunto, e dovrà risollevarsi con caratteristiche totalmente diverse da quelle che aveva prima. Basti pensare che, negli ultimi cinque anni, le aziende iscritte alla Cassa edile, Ente bilaterale (formato da Gruppo costruttori, sindacati, CNA e Confartigianato) che funziona da "anagrafe ufficiale" del settore, sono diminuite da 782 a 455 e che, nello stesso periodo, mille persone hanno perso il posto di lavoro. Molto spesso, anche ultimamente, abbiamo ascoltato le lamentele degli imprenditori del settore, ma poi non abbiamo visto alcun tentativo concreto per uscirne. Un esempio su tutti. Da parte datoriale si afferma da tempo la presenza di concorrenza sleale, ovvero di imprese che vincono gli appalti grazie ai prezzi più bassi che riescono a proporre impiegando lavoratori con forme di contratto non regolari. Peccato che lo strumento per scoprire queste "sacche" ci sarebbe, ma non è ancora stato attivato». Il 31 luglio 2009, infatti, è stato firmato in Prefettura il Protocollo di legalità per la prevenzione del lavoro nero e la sicurezza del lavoro in edilizia da parte di 21 Enti sulla base di un'idea nata nell'ambito del Tavolo provinciale per l'edilizia con il Collegio costruttori, la Prefettura e le organizzazioni sindacali.

«Il protocollo - spiega Luigi Tona - prevedeva di impiegare risorse economiche per realizzare un software che funzionasse da banca dati centralizzata. Attraverso l'incrocio dei dati in possesso dei vari Enti in materia di appalti e lavori edili, sia pubblici sia privati, avrebbe permesso di conoscere tutte le informazioni su ciascun cantiere attivo nella nostra provincia, consentendo una sorta di "radiografia" delle imprese impegnate. Tutti dati che, per esempio, noi sindacalisti riusciamo ad avere a fatica sei mesi dopo l'avvio di un appalto, quando spesso i lavori sono già ultimati da tempo. Purtroppo, però, pur essendo tutto pronto dal punto di vista tecnico informatico, l'Osservatorio è rimasto un "pezzo di carta". Sì, perché le associazioni delle imprese locali, che con questo strumento avrebbero quelle tutele ripetutamente invocate contro la concorrenza sleale, fanno resistenza. A questo proposito noi ci chiediamo: perché non c'é la volontà politica di farlo partire?». Nelle prossime settimane, quindi, i sindacati chiederanno la convocazione di un incontro in Prefettura con tutti gli Enti che hanno sottoscritto il protocollo, proprio per discutere sulla mancata attuazione dell'Osservatorio.

La seconda questione sollevata dai sindacati è relativa al contratto. «Il contratto nazionale del settore - ha spiegato Palumbo - demanda la trattazione di alcune questioni alla contrattazione di secondo livello, locale: una con CNA e Confartigianato, che rappresentano gli artigiani, e l'altra con il Gruppo costruttori edili dell'Unione industriale. Ebbene, negli ultimi anni con gli artigiani abbiamo saltato due contrattazioni, con gli industriali una. Non solo. Abbiamo ricevuto anche la disdetta dagli Industriali di tre accordi stipulati a partire dagli anni Novanta, inerenti il rimborso delle spese dentistiche sostenute dai lavoratori; la fornitura di materiale anti infortunistica agli addetti da parte della Cassa edile, che rimarrebbe a carico delle aziende; e le risorse destinate ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza sul luogo di lavoro. Certo è che, di fronte a tale atteggiamento, sarà difficile per noi sederci al tavolo della trattativa»

I sindacalisti invitano quindi anche ad allargare l'orizzonte fuori provincia. «Anche il resto del Piemonte è dilaniato dalla crisi - concludono - ma la mentalità è diversa. Basti pensare che in cinque province il contratto provinciale è stato approvato, e che in altre, come Biella e Alessandria, l'Osservatorio è funzionante. E' tutta una questione di mentalità: le associazioni datoriali astigiane non possono scegliere la strada più semplice, ovvero effettuare tagli facendo pagare i lavoratori. Così non si esce dalla crisi. Per farlo abbiamo bisogno di associazioni datoriali che credano nell'Ente bilaterale, nel suo essere strumento che aiuta gli addetti ma anche le aziende, per esempio riguardo alla formazione. Da parte nostra siamo disponibili a porre correzioni al sistema, ma non a fare passi che ci portano indietro di decenni».

Elisa Ferrando
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