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Intervista

"Solarpunk": Fulvio Gatti e lo svarione del flusso

L'autore astigiano apprezzato anche in inglese, immagina un'utopia d'uguaglianza governata da flussi d'acqua e da un inatteso "svarione"

"Solarpunk": Fulvio Gatti e lo svarione del flusso

La storica collana di fantascienza Mondadori Urania si tinge di astigiano nel suo speciale estivo dedicato al futuro sostenibile del "Solarpunk". Tra le firme della prestigiosa antologia c'è infatti Fulvio Gatti, 43 anni, giornalista e scrittore astigiano, unico autore locale presente nel volume e già finalista al Premio Urania 2021 con il romanzo Il Protocollo Scilla.

Solarpunk nasce per immaginare futuri positivi, mentre nel tuo racconto c'è una standardizzazione per azzerare le differenze. Avvertimento?

«Più che standardizzazione, l'idea di base è l'uguaglianza quasi assoluta. Una delle ambizioni di questi anni, viste le tante forme di discriminazione, è quella di provare a superarle. Quella del mio racconto è forse eccessiva, ma è una forma di utopia. Un mondo senza differenze e perciò, sulla carta, senza violenze. C'è un sottotesto di critica, certo, ma vorrei che chi legge la storia accettasse questo esperimento mentale, abitasse con me questo mondo futuro possibile e traesse le sue conclusioni».

Come nasce il racconto?

«La versione in inglese, "The Improved Flow", nasce proprio da certe mie riflessioni sulla parità. Mi rendo conto, e non trovo giusto, essere più ascoltato perché sono un uomo, di una certa altezza, di più di 40 anni, in una certa posizione. Ma le forme di iniquità nel mondo in cui viviamo, sottilissime, sono tantissime. C'è chi ormai non si può permettere determinati studi, per via dell'area in cui vive, o chi non potrà mai ambire a determinati mestieri, anche se magari ne ha le competenze, perché ha fatto percorsi di vita diversi e non ha contatti. Solo per scalfire la superficie, ci sono tantissime forme di discriminazioni sottili e non. La fantascienza ti permette di chiederti: e se non fosse così? E se fosse in quest'altra maniera? E da lì partire per raccontare una storia. Questo, per me, sarà sempre insuperabile del genere. L'immaginazione ci aiuta a superare i problemi come nessuna altra facoltà umana».

Perché diagramma di flusso con svarione?

«L'acqua è il tema centrale della storia, ed è emblematica per come si adatta ai contenitori, alle irregimazioni, alle destinazioni. Nei limiti della fisica, si intende. Oort, voce narrante della storia, si occupa proprio di flussi e di vie d'acqua. In pratica, la sua vita è un diagramma di flusso... In cui però c'è un errore, anzi, uno svarione».

Sei molto attivo sul mercato anglosassone. Quali sono le differenza con la fantascienza italiana?

«La science fiction o speculative fiction nasce nel mondo anglosassone, e con il nostro ambiente letterario ha un rapporto complicato. Dopo anni a sentirmi dire che l'Italia "non è un paese per la fantascienza", nel 2018 mi sono regalato un corso di scrittura in Colorado e ho iniziato a scrivere in inglese. Al momento ho una trentina di racconti pubblicati nel mondo. Per una risposta estesa non c'è abbastanza spazio, ma è bello "abitare" e confrontare i due mondi, traendo spunto e occasioni in entrambi».

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