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Sacerdoti, bisnonne, ligere, attrici, ereditiere: sono i "Piemontesi DOC" nei racconti di Neos

Una raccolta di storie pubblicata dalla casa editrice torinese che domenica 19 luglio ne farà la presentazione con una parte degli autori (tanti astigiani) a Castello d'Annone

Sacerdoti, bisnonne, attrici, ereditiere: sono i "Piemontesi DOC" nei racconti di Neos

C’è molto Astigiano nel nuovo libro edito da poco da Neos intitolato “Piemontesi Doc”.

Una delle raccolte di racconti cui Neos ha abituato i suoi lettori in cui, a più mani e con più stili, gli autori, da ogni parte del Piemonte (e dell’Astigiano), fanno rivivere personaggi che sono stati grandi per i luoghi che li hanno visti nascere o li hanno ospitati, in qualunque epoca. Qualcuno è un personaggio realmente esistito, altri sono più romanzati ma sempre ispirati a figure che hanno lasciato il segno nella memoria degli autori. Spesso si tratta di persone di famiglia con una vita da film che si scopre solo anni dopo.

E’ il caso di Anna, protagonista del racconto di Claudia Casarotto che scopre una scatola di ricordi della bisnonna Carlotta scoprendo che era una donna colta e all’avanguardia senza nulla togliere alle femministe di oggi.

Donna protagonista anche nel racconto di Nucci Ferrari, in cui parla dell’ereditiera di un casale a Moasca che dimostra come si possa amare e valorizzare il territorio rivendicando con orgoglio la propria indipendenza. Il racconto postumo del marito Franco Francescato riguarda invece Martin, uomo che riflette sull’invecchiamento attratto dal pensiero del “lento suicidio”.

A Pomaro Monferrato, nel racconto di Renato Graziano, si parla di Marisa Allasio, la celebre attrice che sposò un conte del posto nel 1958 e si dedicò alla vita amministrativa del paese.

Si va a Piovà Massaia invece, con Paolo Lupo che narra l’astuzia di don Giuseppe, parroco del paese, nel proteggere le campane della chiesa dalla requisizione fascista in piena seconda guerra mondiale e in altrettanto piena fame di ferro per produrre armi.

Si vola alto, con il cardinale Richelieu a Casale Monferrato nel racconto di Riccardo Marchina che sfiora storia e ragion di Stato.

Carla Negro parla di nostalgia. Quella di Nando che, dopo una carriera in giro per il mondo, vuole ritornare a Cerrina, nel cuore del Monferrato, per rivivere i ricordi d’infanzia e giovinezza.

Per Daniela Peira il personaggio da presentare è don Bartolomeo, pittoresco parroco di Capriglio, durante una delle sue imperdibili gite. Visto con gli occhi di Giovanni, al primo di quei viaggi fra spiritualità, astuzia, imprevisti, ironia.

Torna l’Astigiano nel racconto La Campanella di Mauro Quartetti. In particolare il castello di Piea, scelto dal protagonista, Luciano, malato terminale per porre fine alla sua vita. Ma, nel parco del maniero, succederà qualcosa di particolare.

La Moncalvo Anni Sessanta fa da sfondo al racconto di Elisabetta Rava Granozio dove protagoniste sono due giovani: una appartiene alla famiglia proprietaria di una grande tenuta in cui passa le estati, l’altra è la figlia del fattore che se ne occupa.

Mentre c’è Castello d’Annone ad aver ispirato Margherita Ravetti e la sua “ligera”, personaggio misterioso, solitario, forestiero e debitamente temuto che passava di cascina in cascina per lavori stagionali o occasionali.

Marlene Ravetti invece racconta una storia più contemporanea: la nascita della Nutella, la crema spalmabile più conosciuta al mondo “inventata” da Michele Ferrero partendo dalla scarsità di cacao e dal “difetto” della cioccolata che si scioglieva con il caldo.

Da Alba si va a Casorzo, dove Umberto Re offre una storia autobiografica, di lui giovane chierichetto di don Fedele Calcagno, sacerdote umile e sordo in grado però di offrire conforto e saggezza ai suoi parrocchiani.

Poco distante, a Calliano Monferrato, passa le estati degli Anni Settanta la protagonista del racconto di Silvia Tonin. Carlotta, nel pieno del fermento ideologico delle grandi città, incontra don Luigi Venesia che trasforma l’oratorio in una fucina di idee e di crescita collettiva. Non senza il suo mantra: “Date n’andi”.

Si resta sempre nel Nord Astigiano per il testamento spirituale e naturale dell’architetto che ha scelto di passare i suoi ultimi anni di vita in una casa in mezzo al bosco a Cerreto d’Asti, per riconnettersi con quel paesaggio che fece da quinta alla sua infanzia. E’ il racconto di Laura Remondino.

Il libro si trova già in edicola ma per chi volesse incontrare alcuni degli autori, è prevista una presentazione per domenica 19 luglio, alle 18,30 a Castello d'Annone nel corso della festa del paese.

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