Evento
27 Giugno 2026 09:31:00
Cinque anni e tanta voglia di crescere. Per festeggiare il compleanno del Magmax - il Museo astense di Geologia, Mineralogia, Arte Mineraria e Cristallografia con sede nella Torre Quartero di corso Alfieri - è arrivato anche Tiziano Bonisoli, torinese, decano dei mineralogisti italiani: la sua collezione è una delle più apprezzate a livello nazionale.
La cerimonia si è tenuta sabato scorso alla Galleria del Museo dei Fossili (rappresentato dalla presidente Sara Rabellino e dalla paleontologa Alessandra Fassio). L'incontro, partecipato da un centinaio di persone, è stato ricco di presenze significative, come quelle dei 25 donatori che hanno reso ancora più sostanziosa e varia l’offerta del Museo: Alberto Costanzo e Gigi Bagnasco di Asti, Giacomo Ferrando di Molare (Al), in particolare, hanno donato le loro collezioni complete. «Un gesto che fa più ricco non solo il Magmax , ma anche la nostra città», il commento di Massimo Umberto Tomalino, fondatore e direttore del museo mineralogico più piccolo del mondo che racconta la storia dei minerali e di chi ha lavorato in miniera o ne ha studiato i materiali estratti.
Tomalino e Francesca Busa - ideatori del Museo insieme a Alberto Guizzardi, Federico Cerrato e Barbara Degara - hanno tracciato le attività dei cinque anni, sfociate tra l'altro nella creazione della Biblioteca-Laboratorio "Adriana e Renato Pagano" e nell'Evento fuori dalla Torre ospitato in Sala Pastrone.Nel gruppo di lavoro anche Laura Nosenzo, addetta stampa, Bruno Marello, fotografo, Mathew Guiotto, direttore artistico, Paolo Tomalino, web, Alessandro Gentile, direttore di produzione.
Molta curiosità per i dieci oggetti mai esposti, presentati per l’occsione tra cui il primo libro di mineralogia scritto nel 1798, in lingua italiana e in due volumi, da Carlo Antonio Napione, ufficiale savoiardo e chimico; il busto in porcellana (1849) di Werner Gottlob Abraham, padre della mineralogia tedesca; la più piccola bilancia di precisione del settore mai realizzata (1880), appartenuta ad Alberto Pelloux; il dipinto (1897) di Luigi Bombicci, mineralogista amico di Giosuè Carducci.
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