Presentazione
23 Maggio 2026 09:32:19
Sandrone Dazieri è stato ospite della rassegna letteraria "All'ombra del campanile"
Da oltre un anno e mezzo Sandrone Dazieri, uno degli autori di thriller e noir più noti al grande pubblico, ma anche sceneggiatore e attivista, vive con la moglie a Capriglio, nel nord Astigiano, pur mantenendo il suo "studio operativo" a Milano. Una vita di paese tranquilla, molto lontana dalle atmosfere descritte nel suo ultimo romanzo "La mossa del granchio" edito da Rizzoli. Anche per il suo essere astigiano "d'adozione" («almeno per un altro anno e mezzo») ha deciso di ambientare nella nostra provincia buona parte del suo nuovo avvincente libro.
Lo ha confermato lo stesso autore sabato pomeriggio a Castell’Alfero, ospite del primo appuntamento della rassegna letteraria "All'ombra del campanile" organizzata dal gruppo R-Evoluzione con il patrocinio del Comune. Nel suggestivo salone settecentesco del castello, Dazieri ha dialogato con il giornalista e scrittore Riccardo Santagati, sviscerando i segreti di un romanzo che non è solo un thriller adrenalinico, ma una profonda analisi sociale.
«Mentre giravo qui attorno venivo colpito dai luoghi, dalle idee e ho capito che il Piemonte, tutta la zona attorno a Torino e l'Astigiano, è un mondo dove ci sono sette, comunità particolari ed esoteriche». È in questo contesto che si muovono i suoi due protagonisti, Dante Torre e Colomba Caselli, tra luoghi inventati e altri reali come Nizza Monferrato, l'ospedale Cardinal Massaia di Asti e piccoli centri del Monferrato.
Uno dei temi cardine del libro è il conflitto tra opposti estremismi, tra scienza e fede. «Volevo mostrare i due estremi: da una parte quelli che pensano che la Terra sia piatta o che ci sia un complotto di pedofili satanisti; dall'altra chi crede che la scienza sia una religione e abbia sempre effetti positivi, dimenticandone i rischi». Secondo Dazieri, questo rifugiarsi nell'irrazionale nasce da un bisogno di rassicurazione: «C’è un vuoto all’interno delle istituzioni e della cultura generale che non sa più dare risposte sul presente, quindi la gente si rivolge all’esoterico».

Durante la presentazione è stato toccato anche il tema della malattia mentale e della creazione dei "mostri". Dazieri ha espresso parole durissime sull'attuale gestione del disagio psichico: «Chiusi i manicomi con la legge Basaglia, opera meritoria, non è stata fatta l’altra metà: la costruzione di luoghi di recupero. Risultato? Le persone che stanno male non hanno nessuno a cui rivolgersi». L'autore ha poi aggiunto una riflessione amara sul sistema carcerario: «Il 30% delle persone in galera ha problemi grossi, ma non c'è nessun aiuto. È un mondo che rifiuta la malattia mentale e il diverso».
Per Dazieri, scrivere un noir significa andare oltre la risoluzione di un caso: «Il noir è lo studio di quello che c’è dietro il crimine, non è la punizione del criminale. Quello si chiama giallo o mystery». Questo impegno si riflette anche nell'evoluzione dei suoi protagonisti, che a differenza dei classici del passato, invecchiano e portano addosso i traumi delle storie precedenti: «Sono circa 11 anni che scrivo la loro serie, ma per loro ne sono passati quattro. Seguono una temporalità simile a quella dei fumetti Marvel».
In chiusura, l'autore non ha risparmiato critiche al sistema culturale odierno, lamentando la mancanza di coraggio e di una vera critica letteraria: «Il mio lavoro è incontrare i lettori e scrivere. Tutto il resto, come promuoversi sui social, non dovrebbe riguardarmi. Se passa l'idea che più sei fotogenico più vendi, è pericoloso». Dazieri ha concluso l'incontro con un auspicio: che la letteratura torni a essere provocatoria.
Oggi, sabato, la rassegna continuerà alle 18 con lo scrittore Franco Faggiani e il suo “La luce del primo mattino”. A conversare con lui sarà Fabiano Massimi, a sua volta ospite della chiusura della rassegna, alle 21, quando presenterà il nuovo thriller storico “Il trucco del diavolo” dialogando con la giornalista Laura Avidano.
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