A pochi mesi dalla pubblicazione di "Please to meet you ? Spigolature pop", nato per raccogliere e raccontare tutti i fatti più buffi, belli e commoventi della sua vita professionale a
A pochi mesi dalla pubblicazione di "Please to meet you ? Spigolature pop", nato per raccogliere e raccontare tutti i fatti più buffi, belli e commoventi della sua vita professionale a contatto con i musicisti, Massimo Cotto torna alla pagina scritta. Lo fa con "Rock Bazar -? 575 storie rock" (Vololibero Edizioni, 424 pagine, 19,90 euro), un libro che nasce da un programma radiofonico di grande successo ("Rock Bazar", su Virgin Radio) e su pressante richiesta dei suoi ascoltatori.
Cosa, però, lo rende così amato? Le ragioni, crediamo, sono molteplici. Innanzi tutto il linguaggio. Semplice, diretto, senza fronzoli. «Volutamente "radiofonico"», afferma Cotto. In secondo luogo lo stile. Asciutto e, in alcuni casi, quasi epigrammatico, capace di agganciare il lettore e proiettarlo, in poche righe, nel centro dell'evento narrato sulla pagina. Infine, la particolarità del contenuto. O meglio: la sua intrinseca peculiarità di suscitare interesse. Quell'interesse ora nozionistico, ora più pruriginoso e sfacciato. In altre parole, rock. Cotto raccoglie infatti le storie più particolari degli ultimi 60 anni di questo genere musicale. Eccessi e follie, verità e leggenda. Tutte le pazzie dei grandi artisti della popular music raccontate attraverso aneddoti inediti, curiosità e piccoli episodi. Un insieme caleidoscopico di flash consegnati all'immaginario collettivo e raccolti in modo certosino in tanti anni di lavoro direttamente dalle voci dei protagonisti o da chi a quegli episodi ha assistito.
L'autore ci spiega così la genesi del volume: «Volevo scrivere un libro da comodino, da aprire e chiudere a piacimento, senza un ordine preciso. Che potesse essere un antidoto al bombardamento di informazioni a getto continuo al quale siamo sottoposti oggi e che consentisse di riunire le vicende di un mondo nel quale accadevano episodi davvero strampalati. Penso infatti -? prosegue Cotto ?- che il mito sia il serbatoio della storia, una storia in cui verità e leggenda rappresentano due mondi che si completano vicendevolmente. E a riprova di questo vi è il fascino che la forza mitopoietica del rock continua ad esercitare sia sui "reduci" di quegli anni ruggenti sia sui nuovi "adepti"».
Da Robert Plant a Jim Morrison, da Keith Moon a Bob Dylan passando per Jimi Hendrix, i Rolling Stones, Noel Gallagher, Slash. Un bazar metaforico che di quello reale conserva anarchia, eterogeneità e colori. L'intreccio di strade e piazze sulle quali si affacciano negozi che vendono qualsiasi cosa. Storie, in questo caso. E noi, semplici golosi o veri affamati, possiamo scegliere in modo arbitrario quelle che preferiamo.
Luca Garrone
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