E' l'entusiasmo l'emozione che si respira maggiormente nel Canellese, all'indomani della conferma del riconoscimento Unesco per le colline di Langhe, Roero e Monferrato. Un entusiasmo
E' l'entusiasmo l'emozione che si respira maggiormente nel Canellese, all'indomani della conferma del riconoscimento Unesco per le colline di Langhe, Roero e Monferrato. Un entusiasmo che si mescola ad una buona dose di orgoglio per quel progetto di candidatura nato dieci anni fa da un'idea canellese e sotto l'allora giunta Bielli e che negli anni ha portato alla cooperazione tra tre province e un centinaio di comuni allo scopo di rendere queste colline adatte all'inserimento nella prestigiosa lista dei siti "patrimonio dell'umanità". A sentire le chiacchiere da bar o i commenti agli angoli dei negozi, i canellesi sembrano però convinti di un punto: questo è solo l'inizio e non il punto di arrivo.
Lo aveva già detto dal Qatar Annalisa Conti, ex assessore della Provincia e canellese doc, tra le prime ad aver creduto nel progetto Unesco. Un'opinione condivisa dai suoi concittadini, che guardandosi intorno, si chiedono preoccupati se il territorio sarà in grado di dare risposta ai numeri del turismo che un sito di questo tipo comporta. In discussione non certo le bellezze naturalistiche o il fascino delle cantine storiche, le Cattedrali Sotterranee. Chi passeggia in piazza Cavour commenta in un piemontese stretto che in città «tutti sono consapevoli di avere per le mani un tesoro unico, una bellezza commovente data dai vigneti di moscato». Per loro il riconoscimento Unesco è quasi scontato, conferma di una realtà che qui già si conosceva e che forse prima era stata sottovalutata.
A crucciare la consapevolezza, però, che in città e nel circondario mancano strutture ricettive all'altezza e personale formato in grado di parlare le lingue straniere. «Difficile accogliere i turisti se oltre a un personale che parla francese, inglese, tedesco non affianchiamo anche gente che parli russo, spagnolo, cinese o coreano» osserva qualcuno. Insomma le lingue dei nuovi ricchi, del turismo di chi spende. E tanto. Perché l'Unesco per molti è questo: non solo l'apprezzamento a livello internazionale per una natura incantevole, plasmata dall'azione dell'uomo e legata alla cultura della vite ma soprattutto nuove possibilità economiche. «In una realtà dove le aziende chiudono e sembrano non esserci possibilità lavorative per i nostri figli l'Unesco potrebbe essere una nuova risorsa» commenta una mamma che alla figlia adolescente fa seguire corsi di lingua perché dice: «chissà che non possa diventare una guida turistica». Una figura professionale alla quale fino a qualche anno fa i giovani canellesi in cerca di lavoro non pensavano, perché in fondo «mica siamo a Firenze».
Ora il discorso è cambiato e nuovi sbocchi professionali, legati al settore turistico-alberghiero, sembrano dietro l'angolo. «Sempre che non si perda questo treno»commenta un signore sulla sessantina, scettico sulla capacità di enti e privati di accogliere il turismo Unesco «non possiamo improvvisarci località turistica dall'oggi al domani. Questo discorso doveva partire già da tempo». Forse certi ragionamenti sono partiti in ritardo, ma almeno sotto il Castello Gancia l'idea che si ha è che ci si voglia scrollare di dosso il luogo comune del "piemontese bugia nen". In ballo una scommessa troppo importante.
Lucia Pignari
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