Aveva iniziato il nonno Carlo, nel 1920, con una vigna di Barbera e qualche filare di Moscato sulle colline che, da Cassinasco, scendono verso Fello sin giù a Canelli. Poi, con gli anni, passata la
Aveva iniziato il nonno Carlo, nel 1920, con una vigna di Barbera e qualche filare di Moscato sulle colline che, da
Cassinasco, scendono verso Fello sin giù a Canelli. Poi, con gli anni, passata la paura della guerra e della "malora" il vigneto raddoppia, triplica, si amplia:
Dolcetto, Cortese. Soprattutto Moscato. E' l'uva che Plinio il Vecchio cantava come "apinae" che, vendemmia dopo vendemmia, prende piede, diventa un vitigno da guardare con occhi nuovi: non è ancora business, ma dietro c'è un mondo rivolto al futuro.
Piercarlo Merlino è la terza generazione di vignaioli sui pendii che ospitarono il primo insediamento dei Liguri Stazielli avi del primordiale nucleo di Canelli. La sua è una piccola azienda, famigliare, come ne esistono tante nel sud Piemonte. Il lavoro nelle vigne, il mattino di buon'ora, l'imbottigliamento, la commercializzazione.
Tanti piccoli-grandi imprenditori "self made man" che, negli anni, hanno dovuto cambiare più volte pelle, adattandosi ad un mercato e ad una clientela che cambia, rispettando sempre un imperativo: la qualità anzitutto. E il mondo è cambiato: da poco più di un mese vigne e cascine di questo angolo di Piemonte sono patrimonio Unesco.
«Una bella soddisfazione per tutti: la gente ne parla con soddisfazione e orgoglio» commenta Piercarlo Merlino. Un percorso di avvicinamento, quello del riconoscimento arrivato dal Qatar, che il vignaiolo-imprenditore ha vissuto come amministratore pubblico (è consigliere comunale con delega all'agricoltura), senza però fargli perdere la bussola di chi bada al sodo con qualche sogno nel cassetto. Portando a compimento, quattro anni fa, il lungo percorso per il
riconoscimento della prestigiosa sottozona "Canelli" al Moscato d'Asti docg. Oggi è uno degli uomini di punta dell'Associazione Produttori Moscato di Canelli.
Che impressione fa sapere che le vigne, le aziende, il mondo contadino adesso è tutelato dall'Umanità?Forse non ce ne rendiamo ancora completamente conto, abbiamo accolto il riconoscimento Unesco dopo che se n'è parlato per anni, pareva una cosa quasi dovuta. Ma, passata l'euforia, è una soddisfazione enorme e una grande opportunità offerta al nostro territorio della quale tutti, vignaioli, amministratori, cittadini dobbiamo farcene carico.
Una responsabilità che, anzitutto, è di chi la terra la governa.Il vignaiolo, il produttore, l'imprenditore agricolo ama la propria terra, perché è fonte di vita da sempre: su questa ha costruito il proprio mondo e le proprie fortune. Oggi, più di ieri, è nostro compito accentuarne le peculiarità senza disperdere il patrimonio del passato guardando, ovviamente, al futuro in un mondo che cambia e che, più di prima, è attento a ciò che facciamo.
Il Moscato, prodotto principe di queste colline, è il volano di una nuova economia?Il Moscato, da sempre, è il nostro biglietto da visita. Lo dobbiamo salvaguardare, anzitutto nell'immagine e nella qualità, posizionandolo ai vertici di una piramide nella quale il consumatore deve riconoscere l'unicità di questo vino. Molto si è fatto negli anni, soprattutto dopo il riconoscimento della sottozona "Canelli": i produttori ci credono sempre di più, nonostante la crisi. Ci crede il mercato estero: i nostri estimatori arrivano da tutto il mondo. Questo è il nostro futuro.
Lei è anche amministratore pubblico: una bella responsabilità.Tutti siamo coscienti del traguardo raggiunto. La sfida, ora, è mantenerlo e farlo diventare sempre di più patrimonio di tutti. Auspico una forte azione d'intenti, uscire dal nostro "particolare" per aprirci ad una vera collaborazione, essere il volano di una nuova stagione per Canelli e il nostro territorio come lo furono i nostri nonni. Oggi con la rete le notizie volano: anche noi dobbiamo far volare la nostra passione e il nostro impegno.
g.v.