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A tu per tu con Giorgia<br/>«Dobbiamo proteggere i nostri talenti»

A tu per tu con Giorgia<br/>«Dobbiamo proteggere i nostri talenti»

Giorgia chiude questa sera la rassegna benefica "Elfi in festa" in quel de La Collina degli Elfi di Craviano (Govone, Cn). E', dopo Bob Geldof, Goran Bregovic e i Modena City Ramblers,

Giorgia chiude questa sera la rassegna benefica "Elfi in festa" in quel de La Collina degli Elfi di Craviano (Govone, Cn). E', dopo Bob Geldof, Goran Bregovic e i Modena City Ramblers, l'artista di punta di un evento che da qualche anno ormai si occupa di raccogliere fondi per la struttura dell'ex convento di Craviano nella quale sono ospitati i bambini malati di cancro o in remissione di malattia. In occasione di questo importante appuntamento (info www.ticketone.it o 02/53006501), che è anche l'ultima tappa estiva del suo "Senza Paura Tour", abbiamo avuto la possibilità di scambiare qualche battuta con la celeberrima e pluripremiata cantante romana.

Eri già a conoscenza della Collina degli Elfi e delle sue iniziative?
Ero a conoscenza della collina degli elfi attraverso i social, sono stata attratta dal nome e poi mi sono documentata sull'attività rimanendo colpita ed ammirata perciò l'invito mi è particolarmente gradito: poter essere utile è importante per me.
Ritieni che eventi di questo tipo, oltre al valore concreto di aiuto, possano contribuire a sensibilizzare la collettività su temi che a volte cerchiamo di allontanare dalle nostre vite finché non ci toccano direttamente?
Sì assolutamente, l'aiuto concreto è ovviamente primario per importanza in situazioni così inimmaginabili per difficoltà e sofferenza, ma sensibilizzare le persone facendo conoscere questo tipo di realtà è basilare per la costruzione di una comunità e di una società migliori e consapevoli.

Il disco che stai portando attualmente in tour, "Senza Paura", è il nono di una carriera ricca di tappe importanti. Senti di poter tracciare un bilancio del tuo percorso artistico ad oggi?
Quando provo a tracciare bilanci noto sempre di più le cose non fatte e le occasioni mancate, ma la cosa che mi tira subito su è che penso di aver sempre rispettato la musica nelle mie scelte. Nonostante questo, ad ogni disco, mi sento sempre a un nuovo inizio!
Ti capita di scrivere o comporre durante i tour?
Di solito durante il tour sono impegnata a recuperare le forze tra viaggi (spesso notturni) e panini in autogrill, per poi regalare tutto durante il concerto. Ma appena finisce il tour mi sento subito piena di spunti raccolti, soprattutto nello scambio coi musicisti che per me è importantissimo. E poi dopo un tour non si è mai gli stessi di prima!

Negli ultimi anni sembra che talent show e trasmissioni tv abbiano creato delle scorciatoie per gli artisti emergenti. Dave Grohl dei Foo Fighters ha dichiarato che "non è questo il senso di fare musica". Da artista di lungo corso emersa dalla gavetta, qual è la tua opinione in merito?
Beh io ovviamente ho un percorso diverso, nei primi anni ?90 mi aggiravo col mio gruppo nei club di Roma. In quegli anni c'era la cultura della musica live che dovevi andare a cercare da un club all'altro e c'era una discografia alla ricerca di talenti che disponeva di soldi e voglia di fare. I nostri tempi sono diversi, molte case discografiche hanno chiuso, molti sono stati licenziati, e chi è rimasto deve far quadrare i bilanci e cercare di mantenere il posto di lavoro. Questo ha cambiato tutte le dinamiche ed ecco che il talent, disponendo dell'esposizione televisiva immediata, accorcia i tempi di lavorazione e dà la possibilità al pubblico di sentirsi partecipe di un progetto. Io non sarei mai sopravvissuta ad un talent con la fragilità emotiva dei miei vent'anni!

Tu sei un'ambasciatrice della musica italiana nel mondo, secondo te perché è così difficile, soprattutto per gli indipendenti, uscire dai nostri confini?
Secondo me molta responsabilità è nostra, in come poco proteggiamo ed esaltiamo i nostri talenti, soprattutto se non percorrono strade già tracciate, però c'è anche da dire che ci sono artisti italiani come Laura Pausini o Eros Ramazzotti che all'estero hanno fatto tantissimo e non mi vengono in mente esempi simili, corrispettivi, per la Francia o la Germania.

Che tipo di futuro vedi per la musica italiana?
Difficile rispondere. Vorrei pensare che noi italiani un pezzo della musica mondiale l'abbiamo inventata, come per il cinema. Noi siamo il paese dell'operetta e della musica colta e del cantautorato di alto livello, della tradizione napoletana con le sue melodie. Non è stato facile per il pop affermarsi come cultura eppure così è stato perché l'italiano canta sempre, ce l'ha nell'anima, e siamo pieni di musicisti che zitti zitti escono dall'Italia e suonano coi grandi internazionali, perciò penso che neppure la crisi possa impedire alla musica italiana di fermarsi. Avremmo bisogno di maggiore autoconsiderazione culturale, adesso i nostri dischi suonano come quelli internazionali, e questo è ottimo, ma in più noi abbiamo la tradizione melodica forte e una lingua, l'italiano, ricca, che permette di inventare tanto. Certo il rap ci ha messo trent'anni ad affermarsi da noi, ma meglio tardi che...

Luca Garrone
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