Grazzano Badoglio
01 Ottobre 2026 16:14:07
In città gli hanno dato un nome istituzionale, lo chiamano "controllo di vicinato", ma nei paesi questa forma di autotutela collettiva non solo esiste da sempre, ma è così radicata nel modo di vivere delle famiglie che non c'è bisogno di regole: la routine è così assodata che bastano poche variazioni per far attivare l'intuito di qualcosa che non funziona come dovrebbe.
Ed è quello capitato nel piccolo paese di Grazzano Badoglio, oggi sulle cronache per il brutto episodio di sfruttamento di lavoro scoperto dai carabinieri di Moncalvo insieme ai colleghi dell'Ispettorato del Lavoro. Carabinieri e ispettori che hanno fatto un grande lavoro di indagine, arrivando in poche settimane a scoprire il giro di aziende agricole che prendevano a lavorare senza contratto, senza corsi di formazione, senza dispositivi di protezione i braccianti romeni che erano tenuti sotto scacco da padre e figlio i quali li facevano lavorare da mattina presto a pomeriggio tardi per 2 euro l'ora.
Una parte di merito per l'interruzione di questo perverso meccanismo di sfruttamento ce l'hanno i cittadini di Grazzano.
Perché sono loro che hanno cominciato a segnalare la presenza di persone "sospette" in paese. Erano proprio i braccianti romeni, "piovuti" in quella casa fatiscente, nel centro del paese, agli inizi di agosto, per i lavori di vendemmia.
Quelli del paese sapevano che quella casa aveva cambiato più volte proprietà e da tempo non era più nella disponibilità della famiglia del posto che l'aveva abitata a lungo, ma vedere gente sempre diversa che entrava e usciva ad ogni ora aveva sollevato più di un sospetto.
E come si fa nei paese, si telefona in Comune per far sapere cosa sta succedendo e chiedere se ci sono spiegazioni.
«Il nostro addetto all'Anagrafe ha risposto a tutte le telefonate e ha raccolto tutte le segnalazioni - spiega Mauro Rodini, sindaco di Grazzano Badoglio - e poi me ne ha parlato sottolineando che qualcosa di strano doveva esserci, visto l'alto numero di testimonianze anche molto dettagliate ed attente. Così ho fatto personalmente una prima sommaria verifica di quanto ci veniva riferito, insieme all'agente di Polizia Locale, nel suo giorno di "turno" a Grazzano. Ed effettivamente quel continuo andirivieni raccontato è stato confermato».
Una prima verifica aveva consentito di appurare che in quella casa erano residenti persone diverse da quelle che si vedono entrare ed uscire. Raramente capitava che, quando finivano di vendemmiare prima, facessero un giro in paese. Non hanno mai creato disagi o guai, ma la loro presenza non poteva passare inosservata.
Nel giro di ore, tutto quanto raccolto sui sospetti che facevano capo a quella casa, è stato fatto presente al comandante della caserma carabinieri di Moncalvo il quale ha immediatamente dato avvio alle indagini che hanno portato alla scoperta di dettagli inquietanti sul trattamento di questi braccianti.
«E' stato un grande lavoro di squadra, di quelli che rendono unici i piccoli paesi in cui vi è spirito di comunità e appartenenza - dice ancora il sindaco Rodini, che, da milanese, il Monferrato l'ha fortemente amato e scelto - Alla luce di quanto emerso, non posso che ringraziare i cittadini che si sono accorti di questa situazione anomala e l'hanno segnalata, l'operatore dell'Anagrafe che ha raccolto quanto detto e me lo ha riferito, il comandante e il vice della stazione Carabinieri di Moncalvo che in poco più di un mese hanno lavorato così alacremente da arrivare a chiudere l'indagine».
Indagine che ha fatto emergere come proprietari dell'immobile fossero padre e figlio residenti di fatto a Casale Monferrato. Romeni di origine, facevano arrivare dal paese natale altri connazionali ai quali sottraevano i documenti appena entrati in Italia per tenersi sotto controllo. Li ammassavano in quella casa di Grazzano in condizioni igieniche e strutturali di forte decadenza, li portavano ogni mattina al lavoro nei campi di aziende fra Astigiano e Casalese e, dopo una giornata di lavoro, li riportavano nell'abitazione. Tutto questo per 2 euro l'ora.
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