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Grazzano Badoglio

Braccianti romeni sfruttati: vivevano in 15 in una casa fatiscente, lavoravano per 2 euro l'ora e i "caporali" si tenevano i loro documenti

L'indagine dei carabinieri di Moncalvo e dell'Ispettorato del lavoro nata da alcuni vicini che avevano notato uno strano andirivieni a tutte le ore dalla casa nel centro del paese. Uno degli imprenditori agricoli per i quali lavoravano è stato multato per 42 mila euro

Braccianti romeni sfruttati: vivevano in 15 in una casa fatiscente, lavoravano per 2 euro l'ora e i "caporali" si tenevano i loro documenti

Un'indagine partita su una segnalazione all'apprenza semplice ha portato i carabinieri di Moncalvo e dell'Ispettorato del Lavoro ad alzare il velo su una situazione di caporalato e sfruttamento del lavoro di cittadini stranieri.

La casa che era al centro dei sospetti per il via vai continuo, a qualunque ora del giorno e della notte, frequentata sempre da persone diverse, si trova nel centro del paese di Grazzano Badoglio, dove un vecchio fabbricato di corte era stato adibito ad abitazione frequentata da cittadini stranieri.

Una casa fatiscente che dentro era messa pure peggio di quanto non si vedesse da fuori.

La segnalazione è stata fatta ai carabinieri di Moncalvo che si sono subito attivati per verificarla e, con appostamenti, hanno in effetti avuto conferma che un numero imprecisato di stranieri (e sempre diversi) uscivano da quella casa in orari ancora notturni dove li aspettavano due auto che li riportava nel tardo pomeriggio. E le persone alla guida delle auto erano sempre le stesse.

I primi accertamenti hanno consentito di accertare che i proprietari dell'abitazione di Grazzano erano padre e figlio di origini romeno residenti a Casale Monferrato. Sempre loro erano i due automobilisti che ogni giorno andavano a prendere i lavoratori e li riportavano nella casa. 

Seguendo le auto, hanno anche scoperto che ogni giorno scaricavano i loro connazionali in alcune aziende agricole della zona, fra le quali una di Castelletto Merli dove i carabinieri di Moncalvo e dell'Ispettorato del Lavoro hanno deciso di fare il blitz in vigna. E i sospetti hanno trovato fondamento.

Perché nessuno dei lavoratori in attività al momento dell'arrivo dei carabinieri era stato regolarmente assunto dall'azienda o compariva in qualche contratto di prestazione occasionale o continuativa di lavoro sotto forma di somministrazione di manodopera da altre aziende o cooperative. Insomma, lavoravano completamente in nero. In più senza documentazione di formazione, certificati medici e senza i dispositivi di sicurezza previsti.

Il  titolare dell'azienda agricolta   è stato denunciato per sfruttamento del lavoro nero e gli sono state elevate multe per un totale ragguardevole di 42 mila euro.

La seconda parte dell'indagine ha riguardato le condizioni in cui viveva il gruppo di romeni, facendo accesso alla casa di Grazzano dove i carabinieri hanno scoperchiato un'altra realtà: quella di una grave precarietà e degrado dell'abitazione con rischi importanti derivanti da un impianto elettrico del tutto irregolare e pericolosissimo, essendo stato sistemato in "fai da te".

Hanno trovato 15 giacigli, in qualche caso con un vecchio letto, in altri con i soli materassi a terra e un unico bagno che, oltre ad essere insufficiente per il numero di persone trovate a vivere in casa, era anche in condizioni igieniche inadeguate.

Quando i carabinieri sono entrati nella casa, dentro erano presenti 5 cittadini romeni che hanno rilasciato dichiarazioni inquietanti con i particolari della loro vita sotto il giogo dei due connazionali. Intanto non sono stati in grado di presentare i loro documenti ai militari perché, hanno raccontato, appena arrivati in Italia, padre e figlio di Casale glieli ritiravano e se li tenevano. Uno stratagemma purtroppo diffuso per creare una dipendenza diretta con loro, vista l'importanza dei documenti per i cittadini stranieri in Italia.

Hanno confermato che erano sempre padre e figlio a dire loro dove vivere e loro li inviavano a lavorare nei campi andandoli a prendere e portare e così affermando un ulteriore controllo sulla loro vita in Italia.

Tutto questo per delle briciole: i due li pagavano già pochissimo, all'ora, si tenevano metà del compenso a titolo di "spese" per vitto, alloggio, trasporto e agli stranieri, alla fine, arrivavano circa 2 euro l'ora. Ovviamente tutto in nero.

Oltre all'imprenditore agricolo di Castelletto Merli, sono stati denunciati padre e figlio alla Procura della Repubblica di Vercelli perintermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

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