Cold case
26 Settembre 2026 16:06:00
A 33 anni dall'omicidio di Antonella Guarnero, nella notte di Capodanno fra il 1991 e il 1993 vicino alla sua casa di Castelletto Merli, ai confini fra le province di Asti e Alessandria, la riapertura delle indagini riesce a riservare ancora delle importanti novità.
Che sono quelle riferite dall'avvocato Michele Allamprese e dalla criminologa Antonella Delfino Pesce incaricati dalla famiglia di Antonella, determinati a rendere giustizia alla morte violenta della ragazza.
Antonella quella sera uscì con un gruppo di amici e si ritrovarono in un locale per festeggiare il Capodanno. Poi rientrò con la sua auto vicinissima alla sua abitazione dove però non arrivò mai. Al mattino il suo corpo venne ritrovato abbandonato in un campo, con evidenti segni di strangolamento e di tentativo di violenza sessuale. La sua pelliccia venne ritrovata in un secondo tempo, in una zona più lontana. Le prime indagini si chiusero con un'archiviazione, nonostante il lavoro di Procura e polizia giudiziaria.
La famiglia è riuscita nei mesi scorsi a farle riaprire dalla Procura di Vercelli che sta procedendo risentendo alcuni testimoni e compiendo nuovi accertamenti genetici dei Ris di Parma con la speranza che le tecnologie avanzate possano dare risposte scientifiche che 33 anni fa erano impossibili da ottenere. Nelle scorse settimane è stata disposta la riesumazione della salma di Antonella e i resti, pur alterati dal lungo periodo di seppellimento, hanno ancora potuto fornire degli spunti per gli investigatori scientifici dei Ris, in particolare le particelle prelevate dalle unghie della ragazza.
Ma c'è anche un'altra pista sulla quale si stanno concentrando gli investigatori e i consulenti incaricati dalla famiglia: quelle tracce di pneumatici trovate vicino al luogo di ritrovamento della pelliccia indossata da Antonella quella maledetta notte e la testimonianza dell'epoca che aveva parlato di una Fiat Tipo sfrecciare a forte velocità dall'area in cui venne consumato il delitto.
All'epoca, la polizia giudiziaria verificò che le tracce rilevate e campionate (e ancora a disposizione degli inquirenti) appartenevano ad una Fiat Tipo. Di qui la forte convinzione che potessere essere l'auto usata dall'assassino della ragazza. Nell'immediatezza vennero fatti accertamenti su circa 250 intestatari di Fiat Tipo, ne venne verificato l'alibi senza arrivare ad alcun sospetto. Ma erano tutti intestatari che vivevano in provincia di Asti, non venne fatto analogo accertamento sui possessori di Tipo della provincia di Alessandria. Questa scrematura derivò dalla direzione presa dall'auto secondo il testimone ma, dice oggi il legale della famiglia Guarnero, la casa della vittima si trovava in un dedalo di strade che solo persone del posto potevano conoscere e potevano percorrere con sicurezza.
Altra importante informazione in mano ai consulenti della famiglia della vittima: un testimone avrebbe riferito di conoscere una persona che, all'epoca, aveva la Fiat Tipo che non usò più dopo l'omicidio. Ed è ancora in vita.
Infine il "giallo del sedile". L'auto di Antonella venne ritrovata, come detto, vicino alla sua abitazione ma con il sedile spostato all'indietro come se l'ultima persona a guidarla fosse stata molto alta. O almeno più alta di Antonella che, a quella distanza dai pedali, non avrebbe potuto guidare.
Una delle ipotesi avanzata dalla consulente Delfino Pesce, insieme all'avvocato Allamprese nel corso della trasmissione "Incidente probatorio" su Cusano Tv, è quella di un delitto in più fasi e in più luoghi. Ipotizza che Antonella avesse raggiunto l'assassino in un boschetto davanti alla sua casa, in auto. Lì avesse subito un tentativo di violenza e avesse pagato con la vita il tuo rifiuto di un rapporto sessuale. L'assassino avrebbe poi spostato il suo cadavere in cerca di un posto nascosto e, non avendolo trovato l'avrebbe lasciato nel campo in bella vista. Sempre l'assassino l'avrebbe spogliata della pelliccia lasciata in un'altra area ancora e avrebbe riportato l'auto di Antonella nei pressi di casa della ragazza.
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