Asti
16 Settembre 2026 10:37:22
Due episodi gravi si sono consumati fra le mura della Casa di Reclusione di Asti riaccendendo con vigore il problema della sicurezza all'interno del carcere di alta sicurezza e la richiesta dei sindacati di un intervento importante a tutela degli agenti che vi lavorano.
Il primo è avvenuto di notte, qualche giorno fa, quando l'agente penitenziario in servizio ha intercettato un drone pilotato dall'esterno; lo ha visto e seguito con lo sguardo fino a che il drone ha sganciato un pacco all'interno del cortile delle sezioni. In mattinata, l'agente insieme ad alcuni colleghi, è andato a cercare cosa avesse consegnato, è stato trovat e il pacco conteneva una cinquantina di grammi di hashish, tre smartphone, tre caricabetterie, Sim, cuffie e cavi Usb per la ricarica. Riportando all'attualità il problema degli ingressi illeciti in carcere dei telefonini che consentono ai detenuti di tenere i contatti con l'esterno, sia con la famiglia che, soprattutto, con altri membri della criminalità organizzata in libertà.
E solo ieri, in mattinata, altro episodio preoccupante avvenuto nelle sezioni, quando un detenuto del circuito dell'Alta Sicurezza sottoposto al regime di isolamento, dopo aver preteso di cambiare lato di detenzione ha reagito prima verbalmente e poi con violenza al personale che gli ha detto di no. Ha impugnato un bastone e, minacciandolo, ha afferrato per la maglia un ispettore che stava tentando di bloccarlo. Ne è nata una colluttazione costata all'agente una ferita alla mano destra medicata in Pronto Soccorso e con prognosi di una settimana.
«Due episodi gravissimi in pochi giorni – dichiara Leo Beneduci, Segretario Generale dell’OSAPP – che dimostrano, ancora una volta, le condizioni sempre più difficili nelle quali opera la Polizia Penitenziaria. Prima un drone che introduce droga e telefoni destinati all’interno dell’istituto, poi un detenuto dell’Alta Sicurezza che arriva ad aggredire un Ispettore impugnando un bastone.»
«Grazie all’acume, all’intelligenza e alla professionalità della Polizia Penitenziaria – prosegue Beneduci – è stato impedito che il carcere di Asti, che ospita circa 280 detenuti sottoposti al regime di Alta Sicurezza, potesse trasformarsi ulteriormente in una sorta di call center abusivo utilizzabile dalla criminalità organizzata per impartire ordini all’esterno».
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