Grinzane Cavour
14 Settembre 2026 15:33:49
Ci sperava, Mario Roggero, nell'ipotesi di tornare a casa a Grinzane Cavour con la moglie e le figlie ed aspettare lì la decisione del Presidente della Repubblica Mattarella sulla grazia chiesta a suo nome.
Invece dovrà attenderla dal carcere di Bollate dove è rinchiuso da quando la condanna a 14 anni e 9 mesi è diventata definitiva. Condanna inflitta dal tribunale di Asti e confermata da quello di Torino per aver inseguito e ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo che poco prima avevano fatto il colpo nella sua gioielleria di Grinzane Cavour.
Il suo, da caso di cronaca è diventato un caso mediatico e politico, che ha spaccato l'Italia sul tema della legittima difesa.
Il giorno dopo la reclusione, la sua famiglia aveva presentato istanza al Presidente della Repubblica per l'ottenimento della grazia; una richiesta che è ancora in fase istruttoria.
Contemporaneamente, i legali hanno presentato davanti ai tribunali di Torino e Milano (competente sul carcere di Bollate in cui il gioielliere è recluso) una istanza di differimento della pena, così come previsto per i casi che hanno una pendenza di domanda di grazia.
Oggi si è pronunciato il Tribunale di Sorveglianza torinese, respingendo la richiesta di differimento. La motivazione più forte affonda in una questione di "garbo istituzionale" nei confronti della Presidenza della Repubblica. «Il ricorso allo strumento del differimento della pena - si legge nel provvedimento - sarebbe inopportuno per una quasi irrispettosa intrusione della magistratura di sorveglianza in un ambito che costituisce prerogativa esclusiva del cApo dello Stato, la cui valutazione ed il relativo esito verrebbe in qualche modo indagato ed anticipato».
E poi si spinge oltre facendo una riflessione proprio sul caso Roggero: se da un lato, infatti, sia stato acclarato che il comportamento dell'uomo non possa rientrare nel perimetro della legittima difesa così come prevista dal nostro codice penale, è altrettanto vero, scrivono i giudici di sorveglianza, che non si può misurare la reazione di una persona ingiustamente aggredita con la precisione del "bilancino da farmacista", potendosi astrattamente congetturare l'esplosione di una sorta di choc emotivo capace di spingere a condotte inconsulte.
Dunque, solo la Presidenza potrà definire il futuro di Roggero con la sua insindacabile razionalità e giusto equilibrio oltre che saggezza e sensibilità.
La decisione torinese si sofferma poi ancora su un punto più tecnico: decidere un'eventuale sospensione della pena, potrebbe andare contro gli interessi di Roggero nel caso in cui il Capo dello Stato decidesse di concedere la grazia non sull'intera condanna da espiare, ma solo su una parte di essa.
Questa la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Torino che anticipa di due giorni l'udienza degli omologhi al Tribunale di Milano.
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Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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