Nizza Monferrato
11 Settembre 2026 07:10:00
Con la chiusura delle indagini sulla morte di Zoe Trinchero, avvenuta 6 febbraio di quest’anno a Nizza Monferrato, sono state messe in fila tutte le risultanze di testimonianze, rilievi tecnici e scientifici, fotografie, video di telecamere di sorveglianza, esame autoptico, sequestri, intercettazioni.
Un fascicolo corposo che il pm Ferrando della Procura di Alessandria e i carabinieri di Nizza e della Compagnia di Canelli hanno approntato per portare a giudizio l’unico indagato, Alex Manna, 19 anni, reo confesso e accusato di femminicidio oltre che di calunnia nei confronti di Naudy Carbone da lui accusato nell’immediatezza della scoperta del corpo senza vita della ragazza di 17 anni in fondo al rio Nizza.
La ricostruzione che emerge dalla lettura di tutte le indagini è quella che, a spot, era già emersa in questi mesi: Alex e Zoe si trovano con degli amici la sera, poi vanno ad acquistare del cibo da asporto e nel ritorno si appartano perché il ragazzo vuole chiarire alcune cose legate al passato. La porta nel cortile di via San Martino che costeggia il rio Nizza, hanno una discussione, lui le sferra cinque violenti pugni e poi la getta nel rio. Poi va a casa della fidanzata che vive lì vicino, si toglie il giubbotto chiaro che indossava e, in maniche corte, raggiunge gli amici dicendo che erano stati aggrediti da Carbone e li invita ad unirsi a lui per cercare Zoe. Che viene trovata sul fondo del rio Nizza. L’autopsia rivelerà che la ragazza è deceduta per annegamento, dunque era ancora viva quando è atterrata sul fondo del canale. Interrogato, confessa la mattina dopo in caserma a Nizza.
Ed è proprio in caserma che si consuma un colloquio drammatico ma significativo: da una parte Alex confuso che non riesce a fare frasi di senso compiuto, risponde a monosillabi, non spiega. Dall’altra la fidanzata (ormai ex), Giulia, che dimostra una maturità affettiva altissima e una piena consapevolezza del disvalore di quanto compiuto da Alex con parole di compassione per la giovanissima vittima.
Gli chiede perché l’ha fatto, ricordandogli che Zoe era una “bambina” e aveva solo 16 anni. Come poteva aver fatto una cosa così terribile? Zoe gli aveva fatto qualcosa di tremendo per spingerlo a quel gesto? Perché per Giulia, c’è sempre una motivazione per qualunque azione uno compia e non accetta il “non so spiegartelo” di Alex.
Lui non risponde, o lo fa in modo incomprensibile, messo di fronte a domande precise e incalzanti sulla ragione di quanto compiuto. Giulia raccoglie le idee, realizza che il suo fidanzato è un killer e gli urla “Io sto con un assassino!”, sgomenta. Solo in quel momento lui si difende “Non sono un assassino” dando prova di non aver compreso la gravità di quanto accaduto.
La ragazza continua, lo fa ragionare, nonostante tutto, e gli dice come si sentirebbe se avessero ammazzato sua sorella, se avessero ammazzato lei. Le ricorda impietosamente che ha tolto la vita ad una ragazzina. “Proprio tu che dicevi che non alzi le mani sulle donne. Su di me no ma sulle bambine sì, a quanto pare”.
E poi il richiamo al senso di responsabilità. In modo perentorio gli ordina di andare di là dai carabinieri e raccontare tutto per filo e per segno quanto successo. “Poi te ne vai in galera, e bon”.
(Nella foto di copertina uno dei fotogrammi ripresi dalle telecamere di sorveglianza cittadine in cui si vede il gruppo di amici andare ad acquistare cibo da asporto. Poco dopo Zoe sarebbe stata uccisa e gettata nel rio Nizza)
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