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Nizza Monferrato
02 Settembre 2026 13:04:21
Le indagini sulla morte di Zoe Trinchero, 17 anni, avvenuta ad inizio febbraio a Nizza Monferrato sono chiuse. La Procura di Alessandria, competente per territorio, e i carabinieri di Nizza hanno raccolto elementi sufficienti per portare l'omicidio della ragazza davanti ad un Gip per chiedere il rinvio a giudizio di Alex Manna, 19 anni, in carcere dalla sera stessa del giorno in cui il corpo di Zoe è stato ritrovato sul fondo del rio Nizza.
Sette mesi di accertamenti, approfondimenti tecnici, di consulenze, di testimoni sentiti e risentiti. Ma anche di analisi dei tabulati telefonici per accertare le posizioni di Zoe ed Alex quella sera e dei messaggi che si sono scambiati. Tutto per capire cosa ha portato a quella violenza inaudita che è costata la vita alla ragazza.
E un primo sunto è contenuto nei capi di accusa stessi. Che sono due.
Il primo rappresenta il macigno sulla testa di Alex Manna. Intanto è confermato che al ragazzo di Montegrosso è addebitato il reato di femminicidio (in un primo momento fu solo di omicidio). Lo si legge chiaramente nelle conclusioni del pm Ferrando: «Cagionava la morte di Zoe Trinchero in quanto donna, quale atto di prevaricazione e dominio di genere». Ma perché? Per la Procura è stata la reazione al rifiuto opposto dalla ragazza ad un approccio sessuale. Rifiuto che Alex non ha accettato. L'ha colpita con più pugni, come da lui stesso ammesso in confessione, poi l'ha afferrata per il collo e l'ha scaraventata oltre la ringhiera di protezione al canale del rio Nizza dove l'ha fatta precipitare da un'altezza di oltre quattro metri. E dove Zoe, secondo le risultanze dell'autopsia, è morta per annegamento.
Una ricostruzione cruda che sottintende una circostanza emersa durante le indagini: Zoe non è morta subito e per la famiglia, il pensiero che potesse essere ancora salvata è diventato un lacerante compagno di sofferenza.
Poi c'è il secondo reato contestato ad Alex Manna, quello che aveva ulteriormente contraddistinto questo caso di femminicidio a lungo trattato anche dalle cronache nazionali.
Manna, infatti, in un primo momento, quando aveva chiamato a sè gli amici dai quali lui e la ragazza stavano tornando, aveva accusato un ragazzo di Nizza, Naudy Carbone, sul quale pendeva già una forte insofferenza che era sfociata in una caccia all'uomo sui social, di essere il responsabile dell'aggressione a Zoe. Aveva raccontato che mentre stavano tornando nel garage dove gli altri amici stavano cenando, lui e Zoe erano stati raggiunti da Naudy che li aveva sopraffatti e che poi se l'era presa con Zoe. Una dichiarazione che aveva messo seriamente in pericolo Carbone, sotto la cui casa si era radunata quella notte stessa una piccola folla di persone inferocite intenzionate a farsi giustizia da sole. Lui che, invece, quella sera era sempre stato a casa a comporre musica e che è risultato fin da subito totalmente estraneo all'accaduto. Alex Manna è accusato di calunnia nei suoi confronti.
Ora i difensori di Manna e gli avvocati di parte civile hanno tempo venti giorni per presentare memorie, produrre documenti e depositare eventuali indagini difensive oltre a poter chiedere un interrogatorio dell'imputato.
«Valuteremo di presentare una memoria difensiva dopo aver visionato gli atti» è l'unico commento rilasciato dall'avvocato Patrizia Gambino, difensore di Manna insieme al collega Giuseppe Iorianni.
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