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Monastero Bormida
27 Agosto 2026 15:23:00
E' un macedone di 50 anni, Aleksander Angelov la vittima del gravissimo infortunio sul lavoro che questa mattina si è verificato in un'azienda vinicola di Monastero Bormida.
L'uomo vive da tempo in Italia con la moglie ed è residente nel vicino Comune di Bistagno, dove ha avuto modo di farsi conoscere ed apprezzare nonostante la sua riservatezza.
Era al lavoro nell'azienda quando, per cause ancora in accertamento, sembra essere scivolato nella grande coclea utilizzata per il deraspamento dell'uva. Purtroppo per lui non c'è stato più nulla da fare e a nulla è valso l'intervento dell'équipe del 118 in eliambulanza che ha constatato il decesso. Sul posto anche carabinieri, Spresal e Vigili del Fuoco per il recupero del corpo dal grande tino in cui l'uomo è finito.
Sul tragico infortunio torna ad intervenire Stefano Calella, segretario Fai della Cisl Alessandria Asti che già qualche giorno fa, alla notizia di un altro infortunio, questa volta a Calosso, aveva ribadito un concetto chiaro: una bottiglia di vino non vale una vita.
«Esprimo innanzitutto il mio profondo cordoglio e la vicinanza della FAI CISL ALESSANDRIA ASTI alla famiglia dell'operaio e a tutta la comunità lavorativa del territorio per questa ennesima, inaccettabile perdita - scrive Calella - Questo ulteriore incidente riaccende con forza drammatica la necessità di interventi immediati e strutturali, dimostrando quanto ancora ci sia da fare sulla prevenzione, sulla formazione e sul rispetto rigido delle procedure di sicurezza. Non si può continuare a morire di lavoro.
Come FAI riteniamo ci sia la necessità di aprire il confronto urgente in sede di osservatorio provinciale per gli infortuni in prefettura con le istituzioni, le associazioni di categoria, lo Spresal e gli organi di vigilanza. Siamo di fronte a una vera e propria emergenza sociale e lavorativa».
Sulla stessa linea anche la Cgil di Asti il cui segretario generale, Giuseppe Morabito commenta: «Nonostante gli sforzi per divulgare la cultura della sicurezza, la sinergia con le associazioni di categoria e il tavolo istituito dal Prefetto continuiamo a contare incidenti e morti sul lavoro. Questo è il sintomo del fallimento di un modello di impresa che mette il profitto davanti a tutto - sostiene - Capisco che le aziende vinicole siano sotto pressione per la vendemmia anticipata, i danni dei nubifragi e la fretta di finire di staccare in previsione dei temporali, ma questo non può prevalere sulla sicurezza dei lavoratori. Combinazione, in questa ultima settimana, abbiamo avuto tre infortuni (due gravi, a Calosso e nel Canellese con un lavoratore travolto da un muletto in cantina e il decesso di oggi a Monastero Bormida n.d.r.) tutti concentrati in questo settore».
Le soluzioni? «Servono più controlli, più ispettori, norme più severe per le aziende e un ribaltamento della mentalità - risponde Morabito - Un'azienda non può iniziare a lavorare e non può modificare niente se non è a posto. La tecnologia esiste per salvare la vita dei lavoratori ma va applicata bene e sempre».
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