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Sentenza definitiva
17 Luglio 2026 18:01:00
Come ha saputo che la Procura di Asti, stamattina, aveva firmato l'ordine di carcerazione per scontare la pena di 14 anni e 9 mesi diventata ormai definitiva dopo il respingimento del ricorso da parte della Cassazione, Mario Roggero si è consegnato spontaneamente al carcere di Bollate, provincia di Milano.
Non voleva essere cercato e arrestato nell'hotel dove ha passato, con la sua famiglia, gli ultimi due giorni di libertà: a Bollate c'è andato con la sua auto accompagnato da alcuni parenti e si è presentato alla polizia penitenziaria che lo ha preso in carico.
Il suo caso continua a far discutere ed è arrivato fino al Presidente Mattarella che ieri ha convocato il Ministero di Grazia e Giustizia Nordio al quale ha ribadito che solo la massima autorità politica del Paese può decidere se concederla oppure no. E nessun altro.
Perchè quella della grazia, per la quale la moglie ha già presentato domanda, sembra ormai l'unica e l'ultima strada per far uscire il gioielliere fuori dal carcere prima del fine pena. Tanta la pressione dei politici dello schieramento di destra, con Vannacci e Salvini che già qualche giorno fa hanno indossato in pubblico la maglietta con la piena adesione all'operato di Roggero e oggi continuano a gridare all'ingiustizia. Ma anche di tanti cittadini che hanno affrontato questa dolorosa vicenda con uno spirito di vendetta nei confronti della microcriminalità e con scelte di campo dettate spesso dall'emozione più che dalla lettura delle carte processuali.
Perché lì, invece, è spiegato bene, fin dalla prima sentenza della Corte d'Assise di Asti che lo aveva condannato a 17 anni, perché si tratti di duplice omicidio più un tentato omicidio e non di legittima difesa.
Così come lo spiega bene, caso più unico che raro, l'intero filmato di quanto accadde dentro e fuori dalla gioielleria di Grinzane Cavour. Grazie alle telecamere di nuova generazione che lo stesso Roggero aveva fatto installare per una maggiore sicurezza dopo la violenta rapina che aveva subito qualche anno prima. Tanta definizione delle immagini che hanno ripreso tutto quel 28 aprile 2021: l'ingresso dei rapinatori, le minacce a moglie e figlia che erano al bancone di vendita e poi a lui, che in quel momento si trovava nel laboratorio sul retro. I rotoli di gioielli arraffati e poi la fuga dal retro della gioielleria, per sbucare sulla vietta in cui avevano parcheggiato la loro auto. A due porte. E loro in tre. Quel tempo perso a far salire anche il terzo complice ha consentito a Roggero, che intanto si era armato della pistola che si trovava in un cassettino sotto il registratore di cassa, di uscire anch'egli dal retro, di inseguirli, di raggiungerli mentre stavano salendo in macchina. Qui è stato freddato un primo rapinatore. Degli altri due che si sono dati alla fuga a piedi, uno, pur ferito, è riuscito a dileguarsi e salvarsi, mentre l'altro è stato colpito mentre si trovava a terra; il gioielliere gli ha tirato alcuni calci alla testa. Era riuscito ancora a rialzarsi salvo accasciarsi senza vita pochi metri dopo.
Sempre dal video, si vede che Roggero, mentre chiama i carabinieri della locale stazione dicendo di essere stato vittima di una rapina, ha preso dal retro dell'auto dei rapinatori uno dei rotoli di gioielli che gli erano stati rubati e li ha portati in gioielleria. Salvo, qualche minuto dopo, rimetterli sull'auto dove li avevano riposti i malviventi.
Quella sequenza agghiacciante è la motivazione più forte del perché non si possa parlare di legittima difesa: quando ha sparato, Roggero lo ha fatto per uccidere i rapinatori, Giuseppe Mazzarino, Andrea Spinelli e Alessandro Modica (che si salvò) non per difendere sè stesso o qualcuno della sua famiglia perché moglie e figlia erano in salvo nel negozio e i malviventi stavano fuggendo.
E queste circostanze escludono anche la fattispecie della cosiddetta "legittima difesa putativa", quando una persona reagisce per difendersi, credendo erroneamente di essere in pericolo. In realtà la minaccia non esiste, ma l'errore deve essere giustificato da circostanze concrete che avrebbero indotto chiunque a temere un'aggressione
Come ha ricordato il Procuratore della Repubblica di Asti Biagio Mazzeo, rispondendo alle tante critiche di chi, già in primo grado, contestava che, addirittura, non si sarebbe neppure dovuto tenere un processo ma archiviare tutto, i giudici di primo grado prima e di Appello poi, hanno tenuto largamente conto delle cosiddette "attenuanti" al gesto di Roggero. Lui è partito con l'imputazione di duplice omicidio volontario e di tentato omicidio. Non bastano due ergastoli a rigor di codice. Tutto quello che passa fra i due ergastoli e la pena finale di 14 anni, è proprio il riconoscimento dello stato di paura in cui si è trovato il gioielliere, del fatto che poco prima moglie e figlia fossero state minacciate e che ancora vivo era il ricordo della violenta rapina subita anni prima.
Roggero non ha mai chiesto scusa alle famiglie dei due rapinatori morti. Famiglie che, durante le loro testimonianze nel processo in primo grado ad Asti, non avevano mai difeso ciò che il loro padre, figlio, marito, fratello fecero quel giorno. Ma che hanno sottolineato anche come avessero pagato il prezzo più caro per il loro reato.
In un video girato qualche mese fa con moglie e figlia in cui chiedeva di aderire alla raccolta fondi per il risarcimento danni, Roggero aveva detto che quel giorno era morta anche la sua famiglia, perché lui aveva la prospettiva del carcere e tutto quello che avevano creato in una vita di lavoro sarebbe andata alle parti civili. Più volte ha ribadito che una condanna a quasi 15 anni, alla sua attuale età di 72, equivale ad un ergastolo. Oggi, ai giornalisti che lo attendevano davanti al carcere di Bollate ha detto che se potesse tornare indietro non avrebbe più agito così. Non spiegando però se perché ha tolto la vita a due persone o per le gravi conseguenze che sta pagando.
A dicembre del 2024, quando già era attiva la raccolta fondi a favore dei risarcimenti danni da pagare alle famiglie dei rapinatori morti, a Roggero era stato notificato il divieto di espatrio perché la Procura aveva il forte sospetto che stesse organizzando una fuga in Tunisia. Proprio nel Paese nordafricano aveva appena aperto un conto sul quale aveva versato 50 mila euro.
Tutto questo mentre la politica continua a cannibalizzare questa vicenda.
Sulla vicenda interviene anche il direttivo della Camera Penale di Asti, che scrive: «La sentenza, passata in giudicato, sulla nota questione del gioielliere condannato ad anni 14 e mesi 9 di reclusione per duplice omicidio e tentato omicidio ha scatenato l’immediata reazione di una parte della politica, culminata, addirittura, nella richiesta di grazia da parte del Ministro della giustizia, con una tempistica per l’istruttoria istantanea senza precedenti.
Si assiste, attoniti, all’inversione di quello che la politica ha sempre stigmatizzato, ovvero “l’ingerenza” a gamba tesa della politica stessa nell’amministrazione della giustizia, addirittura trasformando l’istituto della grazia, di esclusiva pertinenza del Presidente della Repubblica, in quarto grado di giudizio, tendente a modificare o annullare, secondo gli umori del popolo, le decisioni della Magistratura.
La reazione postuma della vittima di rapina, che per il nostro ordinamento non integra legittima difesa e, diremmo, nemmeno difesa, nonché il correlato sdegno collettivo per la condanna, altro non sono che l’innegabile tragico effetto di una erronea rappresentazione, in chiave meramente propagandistica, della riforma sulla legittima difesa, mediante lo slogan “difesa sempre legittima”, sbandierato su tutti i media all’indomani del fatto e divenuto virale sui social, quando invece la legittima difesa non può e non deve consistere nell’autorizzazione a eseguire autonomamente una pena, tantomeno, come nel caso in esame, di morte».
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Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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