Procura di Asti
01 Luglio 2026 18:23:00
E' una di quelle situazioni che sembrano così strane e paradossali da sembrare una fake news. Ma che, purtroppo, fake news non è perché riguarda due persone che hanno perso la vita, a distanza di soli due mesi, a poco più di 40 chilometri di distanza e in un modo surreale.
Tanti i contorni ancora confusi che la Procura di Asti si trova a dover definire con indagini supportate dalla Polizia Stradale di San Michele di Alessandria.
A partire dalla conferma dell'identità della persona che l'altra notte è stata trovata senza vita sull'autostrada Torino-Piacenza, corsia nord, tra Felizzano e il casello di Asti Est. Perché solo attraverso le impronte digitali è stato possibile dare un nome ai resti umani recuperati lungo diverse decine di metri e sottoposti ad esame autoptico. La persona, infatti, è stata investita da più mezzi in transito che hanno fatto scempio del suo corpo senza vita. Si tratta di un cittadino nordafricano residente a Carmagnola.
E nessun guidatore di questi mezzi, ad ora, si è fatto vivo per autodenunciarsi e testimoniare su cosa è accaduto.
Al ritrovamento non era neppure certo che la morte di quella persona fosse da addurre ad un investimento plurimo perché esisteva anche la possibilità che fosse stato abbandonato già privo di vita sulla corsia. Era a una delle domande che l'autopsia, per quanto complessa, dovrà rispondere in modo definitivo, se possibile.
Fino a stamattina, quando alle forze dell'ordine è arrivata una testimonianza che, se confermata, darebbe una volta alle indagini. Una persona che ha riferito l'abbandono in strada, su una piazzola di poco precedente il luogo del ritrovamento dei resti dell'investito, di un giovane uomo da parte di un gruppo di amici. Lo avrebbero lasciato lì, solo, di notte, su una piccola area di sosta di un'autostrada trafficata anche a quell'ora, al buio.
Se confermata questa circostanza, sono tutte da capire le motivazioni che hanno portato gli amici ad abbandonarlo in quel luogo pericolosissimo. Ma non solo. Da capire perché non avesse con sè un telefono cellulare dal quale chiamare per chiedere aiuto. Oppure, se sprovvisto di telefonino, perché non abbia raggiunto una delle colonnine di SOS che sono ancora attive lungo il tratto autostradale. Il tutto sempre mantenendosi raso al guard rail laterale o, meglio, al di là di esso, al riparo dal traffico ad alta velocità.
Invece l'uomo è rimasto sulla carreggiata di marcia normale ed è lì che è stato travolto più volte. Forse l'autopsia sarà in grado anche di rispondere alla domanda sulle sue condizioni psicofisiche al momento dell'impatto con la prima autovettura.
Sentiti gli amici che si trovavano con lui, avrebbero riferito di essersi fermati tutti per un bisogno fisiologico impellente ma che, al momento di risalire in auto, del giovane non vi era più traccia. Una versione molto strana e piena di dubbi, visto che gli altri hanno deciso di ripartire lo stesso senza cercarlo e senza chiedere aiuto alle forze dell'ordine.
A fine aprile una morte molto simile ha colto Simone De Fenza. Anche in quel caso gli investigatori hanno ricostruito che l'uomo stava arrivando da Torino con un amico il quale ha poi raccontato di una furiosa lite in auto. Al punto di aver fermato la vettura in corsia di emergenza e aver lasciato De Fenza per strada, da solo e di notte, poco dopo il casello di Villanova. L'amico è ripartito per Asti mentre De Fenza, pochi minuti dopo, si è aggirato sull'autostrada, dalla corsia di emergenza a quella di sorpasso fino a quando un camion se lo è trovato davanti e l'autista non ha potuto evitare di investirlo. Ma in quel caso l'autista, straniero, si è immediatamente fermato, ha provato a prestare i primi soccorsi, ha chiamato subito le forze dell'ordine raccontando di non aver potuto fare nulla per investire l'uomo. Per lui la Procura potrebbe decidere che non vi è alcun profilo di responsabilità.
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