Tribunale
01 Luglio 2026 11:48:08
Siamo abituati ai reati da Codice Rosso perpetrati per la maggior parte dei casi in ambito famigliare, ma sono tanti anche quelli che maturano sui posti di lavoro.
Come il caso che nei giorni scorsi è stato trattato in rito abbreviato davanti al Gup di Asti e che si è concluso con la condanna ad 1 anno e 6 mesi del datore di lavoro oltre ad una provvisionale di 8 mila euro.
Anche per la donna che lo ha denunciato, profondamente timida, c’è una condanna sottile: giorni di mutua dopo il fatto denunciato, le dimissioni per l’impossibilità di presentarsi ancora sullo stesso posto di lavoro per paura di rivivere la stessa situazione, il blocco emotivo nella ricerca di un’altra occupazione.
Ad aiutarla in un percorso di recupero di fiducia e di inserimento lavorativo, è intervenuto il Centro Antiviolenza L’Orecchio di Venere di Asti che la sta seguendo passo passo per guidarla fuori da questa esperienza che l’ha profondamente segnata.
Tutto era nato nella fabbrica in cui la donna lavorava e della quale l’uomo condannato è il titolare. Un lavoro fatto prevalentemente da seduti, pochi dipendenti fra i quali anche i famigliari dell’uomo che, dal canto suo, era sempre presente.
Poi quella dipendente giovanissima e molto molto timida al punto da non far sentire quasi la sua voce e non riuscire a guardare in viso chi le stava davanti. Ma quel lavoro le serviva. E le piaceva. Poco per volta ha imparato la sua mansione fino al giorno in cui è accaduto il fatto che l’ha sconvolta.
Nella sua denuncia ha raccontato di essere arrivata prima delle colleghe e di aver incontrato il titolare, nella fabbrica ancora deserta. Ad un tratto, si legge negli atti, lui l’ha attratta a sé e, senza dire nulla, ha stampato un bacio in bocca alla dipendente per poi andarsene tranquillamente al lavoro.
Un gesto che ha profondamente turbato la donna che già da qualche giorno era a disagio per ciò che il titolare le diceva davanti a tutte, tipo i complimenti aperti su alcune sue parti del corpo con tanto di palpeggiamenti.
Ma quel bacio inaspettato, ingiustificato, senza alcun consenso ha rappresentato un punto di non ritorno per la ragazza che si è affidata all’avvocato Piera Icardi per la costituzione di parte civile nel processo contro il datore di lavoro. Il quale, da parte sua, assistito dall’avvocato Furlanetto, ha negato e minimizzato.
Ha negato la “sorpresa” del bacio dicendo che le ha chiesto prima se poteva darle un bacio per dimostrarle il buon lavoro che stava facendo e al suo “sì” le ha posato un lieve bacio sulla guancia, non sulla bocca.
E sui palpeggiamenti minimizza dicendo che, per il tipo di lavoro previsto dalle linee di produzione, poteva capitare di dover passare fra un tavolo e l’altro e dunque poteva essere successo che chiedendo alle operaie di spostarsi potesse aver innocentemente posato le mani sui fianchi. Sugli apprezzamenti ha dato una spiegazione diversa: «Sono una persona molto esuberante ed espansiva e se ho detto quelle cose è per goliardia, mica per offendere».
Intanto, per mantenere la sospensione della pena, dovrà frequentare un corso di recupero per questo tipo di reati.
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Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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