Sentenza
24 Giugno 2026 16:23:00
Carlo Camisola, Luisa Amalberto, Massimo Striglia, Simone Callegher sono stati assolti dalla Corte dei Conti per i bilanci della ex Casa di Riposo Città di Asti, ora fallita, che vanno dal 2019 al 2021. Nel dettaglio, per prescrizione negli anni 2019 e 2020 e nel merito nel 2021.
La Procura contabile li aveva chiamati in causa considerandoli responsabili sotto il profilo amministrativo e contabile con un danno da liquidare all’Ipab Casa di Riposo Città di Asti quantificato in 1 milione e 326 mila euro circa per Camisola e dai 100 ai 174 mila per gli altri tre.
Prima i rumors giornalistici e poi la segnalazione di danno erariale a cura dei commissari liquidatori avevano fatto scattare l’accertamento contabile dopo aver accertato il “buco” di oltre 6 milioni e 100 mila euro.
Dissesto che veniva addebitato al commissario straordinario per lunghi anni, Camisola e ai componenti del Collegio dei revisori dei conti che avevano avvalorato le sue scelte contabili. L’accusa della Procura ordinaria, su indagini della Guardia di Finanza di Asti, come si legge anche nelle carte del parallelo processo penale che si sta tenendo al tribunale di Asti, è quella di aver occultato nei bilanci le poste di “finanziamenti straordinari” che però erano inesistenti.
Di qui il processo penale per falso ideologico in atto pubblico.
La Corte dei Conti ha ripercorso tutta la storia della Ipab, dalla sua fondazione nata dalla fusione dell’Ospedale della Carità e dell’Ospizio Cronici Umberto Primo fino alle sue vicende attuali. Giuridiche, sociali e statutarie.
Fino al 2016, quando i verbali già lasciavano chiaramente intravvedere lo stato di profonda crisi e la giunta regionale diede mandato al commissario Camisola di procedere ad una ristrutturazione complessiva dell’Ipab e al recupero di condizioni di stabilità economiche e produttive. Stesso mandato nel 2021 per il commissario Pasino nel quale la regione insiste per il mantenimento dell’operativa della struttura in considerazione della finalità assistenziale alla quale la stessa era deputata.
I giudici della Corte dei Conti hanno sottolineato, nella corposa e articolata motivazione, che le linee di indirizzo strategico assegnate prima a Camisola e poi al dottor Pasino, erano di mantenimento dell’operatività della struttura pur nelle gravi difficoltà di equilibrio finanziario, “peraltro puntualmente evidenziate dal Collegio dei revisori” si legge.
In sentenza si legge che i margini di gestione della struttura, per il commissario Camisola, erano particolarmente angusti, visti i costi di personale che non potevano essere compressi e che rappresentavano il maggior peso sul disavanzo.
Senza dimenticare che, in una situazione già così complicata, è “atterrata” l’emergenza Covid 19 che ha stravolto qualsiasi obiettivo strategico o anche strettamente gestionale. In questa situazione, l’attività di risanamento dell’ente affidata al Commissario straordinario “era indubbiamente ardua” scrivono ancora i giudici.
Che ritengono come, alla luce della copiosa documentazione presentata, l’operato del Camisola nell’apporre quella goce “finanziamento straordinario” in bilancio, non può essere giudicato né fittizio né implausibile perché prevedeva la possibilità di un project financing per la riqualificazione energetica e strutturale del complesso.
Camisola, per i giudici della Corte dei Conti, si dimostrò un “buon amministratore” così come ai componenti del Collegio dei revisori non possono essere imputati i rilievi mossi dalla Procura perché leggendo i “moniti” che mossero nei verbali, emerge una piena diligenza nello svolgimento delle funzioni assegnate.
Questa sentenza arriva mentre davanti ai giudici penali di Asti è ancora in corso il processo per falso ideologico che riguarda Camisola, i tre revisori dei conti e il commissario Pasino, che subentrò a Camisola e non è stato toccato dall’indagine contabile.
Ovviamente sarà un punto a favore degli imputati che i loro difensori utilizzeranno a piene mani, soprattutto nell’offerta delle quasi 100 pagine di motivazione dei giudici contabili.
«Insieme al collega Leuzzi – scrive l’avvocato Piermario Morra difensore di Camisola - Ringraziamo l’avvocato Riccardo Montanaro per il lavoro svolto a difesa del dottor Camisola innanzi alla Corte dei Conti; si è dimostrato che è stato un buon amministratore che saputo dare continuità su indirizzo della Regione mantenendo in funzione l’IPAB in un periodo tragico della storia delle Repubblica a salvaguardia dell’assistenza sociale e della tutela della salute.
Produrremo la sentenza al Tribunale astigiano all’udienza del 26 ottobre.
Con estremo garbo – prosegue l’avvocato Morra - ci sia consentito di dire “Altro che processo, bisognerebbe ringraziare il dottor Camisola”».
Sulla stessa linea l’avvocato Alberto Avidano, difensore di Luisa Amalberto: «Siamo soddisfatti perché finalmente un giudice si è reso conto che, al di là della propaganda di qualcuno, i fatti dimostrano la piena onestà dell’operato della mia assistita e degli altri imputati».
Una sentenza che ha invece stupito il fronte sindacale, che aveva sollevato per primo le criticità nella gestione della struttura, soprattutto per la salvaguardia dei posti di lavoro. E che sono stati esclusi come parte civile anche nel processo penale ancora in corso.
Francesco Di Martino segretario generale Uiltucs Asti commenta : «Non entro nel merito della sentenza. Resta tuttavia un dato oggettivo: in assenza di danni erariali o per le finanze pubbliche, il territorio si ritrova oggi con una struttura vuota. Un’opera che doveva essere il fiore all'occhiello per la nostra comunità è stata lasciata a un destino precario, con gravissime ripercussioni economiche e occupazionali sui lavoratori. Questa situazione è il risultato di vent'anni di incapacità gestionale e di una totale mancata pianificazione delle cause che hanno portato al collasso finanziario».
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