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Il dottor Manfredi, medico legale: «Riforma dell'invalidità fatta senza medici e più cara così un paziente su due ci rinuncia»

Da trent'anni medico volontario dell'Anmic di Asti e già docente di istituti di medicina legale europei spiega perché le nuove procedure di domanda alla valutazione non funzionano

Enrico Manfredi Luserne

Non le manda a dire il dottor Enrico Manfredi Luserne, medico specialista in Medicina Legale, a lungo docente di questa materia in atenei europei, già direttore di un Istituto Medico Legale francese e 30 anni esatti di attività volontaria presso l’Anmic, l’associazione nazionale mutilati ed invalidi civili di Asti.

A circa tre mesi e mezzo dall'introduzione delle nuove norme di accesso alla commissione di valutazione dell'invalidità, il medico legale, grazie ad un osservatorio "privilegiato" come l'Anmic che tratta ogni giorno decine di casi, fa le sue valutazioni sulla bontà della riforma. Che non c'è. 

«Il problema è che, sulla carta, è una riforma bellissima, persino più progressista di quelle adottate nei Paesi del Nord Europa che sono considerati i migliori al mondo. Peccato che non tenga conto della carenza storica di medici e dell'aggravio su quelli di famiglia con una lievitazione dei costi per gli utenti. Un dato su tutti: l'accentramento di tutte le commissioni sull'Inps prevede che ogni giorno, ad Asti, si debbano tenere tre commissioni di valutazione mentre nella realtà se ne tiene a malapena una. E i bandi per cercare medici che lavorino solo per Inps e solo per gli invalidi continuano ad andare deserti. Questo porta ad una lunga attesa per essere valutati. Così, da marzo ad oggi, un utente su due, che ha diritto ad essere valutato, rinuncia anche a presentare la domanda».

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