Nizza Monferrato
07 Giugno 2026 09:32:00
Makka Sulaev, 20 anni e la sua famiglia stanno gradatamente elaborando la vita senza il macigno del rischio di dover scontare in carcere una condanna per l’omicidio del padre della ragazza, Akhyad. La Corte d’Assise d’Appello di Torino, a fronte della condanna a 9 anni e 4 mesi inflitta dai giudici togati e popolari di Alessandria, ha riformato totalmente la sentenza, assolvendo la ragazza e riconoscendo lo stato di imminente pericolo di vita per sé e per la madre. Dunque quella coltellata fu sferrata per legittima difesa. Servirà leggere le motivazioni per sapere se ha accolto l’ipotesi della legittima difesa “pura” o di quella “putativa” fortemente sostenute dall’avvocato Massimiliano Sfolcini difensore della ragazza, ma la conclusione è la stessa: Makka è libera di riprendere in mano la sua vita, i suoi studi, i suoi sogni nel cassetto.
E lei, ancora sopraffatta da questi due anni di tensione e di elaborazione di quanto accaduto, trova il tempo di mettere su carta le sue riflessioni.
«Sicuramente questa sentenza rappresenta per me e per la mia famiglia un grande sollievo davanti alla giustizia. Dopo anni molto difficili, sapere che la Corte ha riconosciuto ciò che è realmente accaduto mi permette finalmente di guardare al futuro con un po’ più di serenità.
Allo stesso tempo, però, l’assoluzione non cancella il passato e nemmeno i sensi di colpa che porterò con me. Ci sono ferite che una sentenza non può cancellare.
Il mio pensiero va a tutte le vittime di violenza, di qualsiasi genere. A loro voglio dire, denunciate. Io non l’ho fatto per paura, e forse farlo avrebbe cambiato la mia vita in modo molto diverso rispetto a come è andata. Chiedere aiuto non è una debolezza e nessuno dovrebbe sentirsi solo.
Vorrei anche ringraziare tutte le persone che in questi anni ci sono state accanto e ci hanno dato forza.
Le istituzioni che ci hanno sostenuto, gli psicologi, il comune di Nizza Monferrato, la scuola, gli amici e tutte le persone che ci hanno dimostrato affetto e vicinanza. Senza il loro supporto questo percorso sarebbe stato ancora più difficile.
Un ringraziamento particolare va al mio avvocato, che in questo percorso è stato molto più di un difensore: è stato il mio braccio destro. Mi è stato accanto nei momenti più difficili, non ha mai smesso di credere in me e nella verità dei fatti, nemmeno quando tutto sembrava andare nella direzione opposta. Ha dedicato a questa vicenda non solo il suo lavoro e la sua professionalità, ma anche il suo cuore. Raramente si incontrano persone capaci di mettere così tanta umanità, passione e dedizione in ciò che fanno. Per questo gli sarò infinitamente grata, oggi e per tutta la vita.
Adesso voglio concentrarmi sul mio futuro, sugli studi e sulla possibilità di costruirmi una vita serena.
E, se devo trovare una nota leggera in tutto questo, posso dire che forse l’unica cosa che mi mancherà sarà l’obbligo di firma dai carabinieri! Anche se, a dire il vero, mi mancheranno più le persone che ho trovato lì che la firma in sé».
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