Chiusura indagini
07 Giugno 2026 09:20:36
Non c’è solo l’importante accertamento tecnico affidato al consulente dottor Roberto Bergantin nel poderoso fascicolo composto dal pm Paterno della Procura della Repubblica di Asti che ha chiuso le indagini sull’incidente stradale avvenuto l’11 dicembre sulla tangenziale di Asti in seguito alla quale perse la vita Matilde Baldi, 20 anni (la famiglia è legalmente assistita dall'avvocato Pierpaolo Berardi). La Fiat 500 sulla quale viaggiava, condotta dalla madre Elvia, fu violentemente tamponata dalla Porsche guidata da Franco Vacchina (difeso dall'avvocato Rattazzi), indagato per l’omicidio stradale aggravato da una gara di velocità che, secondo la Procura, ha ingaggiato con un altro amatore di supercar (difeso dall'avvocato Galeasso) Davide Bertello, anch’egli alla guida di una Porsche. E anch’egli indagato.
Insieme alla consulenza cinematica che ha ricostruito velocità (all’impatto l’auto di Vacchina è arrivata oltre ai 200 km/orari) traiettorie, dinamica dello scontro ma anche ciò che accadde nei minuti prima, nel fascicolo delle indagini ci sono anche le copie forensi dei cellulari dei due indagati e dell’amico che viaggiava con Bertello, Fabio Bordignon, amico di Bertello.

La loro lettura fa emergere, in modo lampante, quanto, nei giorni intercorsi fra l’incidente e la morte di Matilde in ospedale senza aver mai ripreso conoscenza, in Vacchina e nel giro dei suoi amici più stretti la preoccupazione maggiore fosse riservata alla Porsche distrutta. Madre e figlia, in più chat, erano da lui indicate come “le due che ho centrato”.
Il giorno dopo lo schianto, ad un amico che chiede sue notizie, Vacchina risponde: «Io non mi sono fatto niente, la GT3 un po’ di danni, le due in macchina che ho centrato sono in ospedale». E l’amico gli risponde “L’importante è che non ti sei fatto male, la macchina si aggiusta”.
Ad un campione di rally che lo chiama per sapere cosa fosse successo, sempre Vacchina risponde candidamente “Non sono mai andato così piano ed è successo un disastro”. Frase che stride con quanto appurato dal consulente che ha calcolato come l’impatto sia avvenuto fra i 200 e i 212 km/orari.
Un altro amico, sempre sul solco della scarsa sensibilità lo consola così: “Dai, speriamo si risolva al più presto e poi tu, avendo la Kasko, sei più che a posto”. Anche qui mettendo al primo posto l’auto distrutta. E ancora, sempre Vacchina, scrive ad un amico che nulla sapeva di quanto accaduto: “Hai saputo della mia disgrazia?” Postando le foto della Porsche distrutta. Peraltro quando si trovava già sotto sequestro nel deposito della zona industriale.
Altre risposte sono state a chi chiedeva come stesse lui: “Solo qualche ammaccatura. Le due donne coinvolte sono in prognosi riservata. La mia auto nuova distrutta”.

La preoccupazione di Vacchina, fin da quando sono intervenuti i primi soccorritori ad incidente ancora “caldo” con Elvia e Matilde intrappolate sulla Fiat 500, era quella di potersi portare via la Porsche, arrivando a chiedere all’autista di un carro attrezzi arrivato lì per caso, fuori servizio, di agganciarla e trasportarla dove gli avrebbe indicato lui. Non di meno, un amico, sempre nei giorni in cui Matilde lottava con tutta la sua forza per la vita ma i medici avevano già chiesto ai suoi genitori la decisione sulla eventuale donazione degli organi della figlia, suggeriva a Vacchina di trovare “un modo per non far segnare in Porsche la Gt3. Far arrivare i ricambi non facendo segnare il telaio in Porsche”. In modo che il terribile incidente che ha riguardato la GT3 di Vacchina entrasse nella banca data dei sinistri della Porsche.
Ma gli amici fedeli non mancano a Vacchina. Uno in particolare gli propone il nome di un avvocato suo amico e gli dà una serie di consigli millantando conoscenze altolocate. Lo stesso che gli dice: “Mi spiace, era una ragazza d’oro. Se avessi beccato una vecchietta non sarebbe stato un casino così”. Un altro, senza comprendere per nulla la gravità del momento, gli scrive: “Dai fra un anno ci rideremo sopra”.
Poi quello che gli offre subito la “soluzione” del processo: “La cosa importante è dimostrare che la Fiat 500 ha avuto problemi con le cinture e gli airbag che non hanno funzionato. Conosco un perito che può aiutarti”.
La serenità di Vacchina vacilla quando arriva la notizia della morte di Matilde, all’ospedale di Alessandria dove, si scopre dagli atti, lui ha pure provato ad avvicinarla per farle visita, ovviamente respinto dai sanitari della Rianimazione.
In alcuni passi successivi al decesso della ragazza scrive: “Sono disintegrato, svuotato, morto dentro. I media e i social mi stanno denigrando e demolendo con una cattiveria inspiegabile” allegando numerosi articoli di giornali locali e nazionali che parlavano già della gara. “Devo dimostrare la verità, esattamente il contrario di quello che dicono i giornali e le tv”. Che, però, fin dai primi momenti, hanno dato notizie molto vicine a quello che è contenuto nella conclusione indagini firmata dal pm Paterno.
Ci sono altri scambi di messaggi piuttosto importanti, questa volta estrapolati dall’Iphone di Bertello che ha sempre dichiarato di non aver conosciuto Vacchina prima di quella sera quando lo ha incontrato al distributore Agip di corso Torino in compagnia dell’amico comune Bordignon che li aveva invitati insieme ad altri clienti per una cena di Natale ad Alba.
A settembre, tre mesi prima dell’incidente, proprio Bordignon inviò a Bertello un video in cui veniva ripreso Vacchina che parcheggiava la sua Porsche nel garage e ne faceva sentire più volte il rombo del motore. Con tanto di commento del destinatario.
Sempre Bertello, a fine novembre, aveva ricevuto da Bordignon un messaggio di questo tenore: “Mi sa che anche stasera non si fa nulla perché Vacchina non c’è”. Anche se non è chiaro a cosa si dovesse fare.
Quel maledetto 11 dicembre, al mattino, Bertello scrive a Bordignon quando quest’ultimo gli dà appuntamento per la sera all’Agi. E Bordignon si prende tempo per rispondergli se avrebbero “tirato fuori oppure no”. Poi, alle 15 gli scrive “Vengo col GT3 RS di Franco”. E Bertello, con una terza persona, annuncia che sarebbe uscito con le supercar, sei auto.
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