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Tribunale

Dalla finestra della cella "pescarono" telefonini portati dal drone: assolti perché non avevano la SIM

Scoperti dagli agenti penitenziari che notarono due detenuti sventolare un fazzoletto rosso dalle grate della finestra della loro cella per segnalare la posizione al drone

Recuperarono cellulari in carcere portati dal drone: assolti perché non avevano la SIM

Avevano sventolato un fazzoletto rosso dalla grata che protegge la finestra della cella per segnalare il “punto” di recupero al volo del pacchetto che il drone stava portando sopra il carcere di Quarto; i detenuti di quella cella sono stati visti sporgere un bastone con un gancio improvvisato con il quale hanno tirato dentro il pacchetto e nella cella, sotto un materasso, è stato trovato il contenuto di quel “delivery”: cinque microcellulari, caricabatteria, cavetti vari e auricolari per Iphone. Ma i due detenuti sono stati assolti.
E’ la sentenza che nei giorni scorsi ha riguardato due pregiudicati, uno originario di Napoli e l’altro di Catania, difesi dall’avvocato Alberto Masoero e dall'avvocato Barbara Odarda sotto processo per aver introdotto nel carcere, illegalmente, degli “apparecchi telefonici idonei alle comunicazioni” non autorizzate.
Tutto vero quello che il pm ha scritto nel capo di accusa tranne una cosa: gli “apparecchi telefonici” rinvenuti non erano “idonei alla comunicazione”. Questo perché non erano dotati di Sim, la scheda telefonica necessaria per chiamare. Su questo punto di inutilizzabilità dei cellulari, la difesa ha ottenuto per i due imputati l’assoluzione. Pochi mesi prima di questo fatto accaduto al carcere di Asti, datato metà maggio del 2024, proprio dalla nostra città era partita una vasta indagine che aveva riguardato numerose carceri italiane dove agiva un gruppo ben affiatato in cui erano presenti anche tecnici specializzati che, su commissione dei detenuti, organizzavano le “consegne” utilizzando i droni in volo sopra le strutture penitenziarie, con tanto di coordinate delle posizioni delle celle che dovevano ricevere i pacchi con dentro telefonini e droga. Nel caso dei due detenuti di Napoli e Catania, erano state le guardie penitenziarie ad accorgersi di quella strana presenza del drone sopra il perimetro del carcere e avevano osservato dove si fermava in posizione di stallo per far calare il pacchetto prima del recupero.

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