Omicidio del 6 febbraio
27 Maggio 2026 17:25:43
Che Zoe Trinchero, la ragazza di 17 anni di Nizza uccisa per mano del suo amico Alex Manna il 6 febbraio scorso fosse ancora viva quando è stata gettata oltre muretto e ringhiera che delimita il cortile interno di via San Martino nel Rio Nizza fosse era dettaglio già uscito qualche giorno dopo l'omicidio.

Ora, la relazione sull'autopsia presentata dalla dottoressa Alessandra Cicchini, su incarico del pm Giacomo Ferrando della Procura di Alessandria, rivela un particolare che nessuno aspettava: Zoe non è morta per il trauma provocato dalla caduta da un'altezza di 4 metri mezzo, sul cemento che ricopre il fondo del rio, ma è morta per annegamento.
Dunque la ragazza quando è "atterrata" sul fondo del rio era ancora viva e respirava autonomamente perché nei suoi polmoni, si legge nell'autopsia, erano presenti sia acqua, sia materiale sabbioso proveniente proprio luogo in cui è stata ritrovata.
Confermati i segni da pugni ricevuti da Alex Manna (lui stesso li ha ammessi) e confermati anche i segni di strozzamento seppur quest'ultimo non sia stato determinante nella perdita della vita della ragazza. Fermo è che sul suo collo erano presenti le ecchimosi in corrispondenza dello stringimento di una sola mano. Forse era così che Manna l'ha tenuta ferma quando gli ha sferrato più colpi al volto.

Zoe poteva ancora essere salvata? E' la domanda che l'autopsia lascia in sospeso in chi la legge e che rimanda al dibattimento che si terrà con Manna imputato.
Mentre su un altro particolare importante ha fornito certezza: la ragazza è stata alzata sulla ringhiera e spinta giù dal muretto. Questo perché, secondo le considerazioni cinetiche, se avesse scavalcato da sola la ringhiera sarebbe caduta in un punto molto più vicino alla sponda mentre il suo corpo è invece finito nel mezzo del rio. Peraltro l'unico punto in cui, quella sera, scorreva l'acqua che le ha impedito di resistere all'arrivo dei soccorritori.
Insieme all'autopsia della dottoressa Cicchini è arrivata anche la relazione dei carabinieri del Ris che hanno eseguito una serie di rilievi sugli indumenti indossati da Manna, su eventuale suo Dna sulla ragazza e sul traffico dei cellulari oltre al loro contenuto.
Sulla prima parte non ci sono grandi responsi e la relazione conclude anche sul fatto che sotto le unghie di Zoe non sia stato trovato Dna riconducibile all'amico d'infanzia.

Il traffico di cellulari ha denotato qualche scambio di contatto (sia come chiamata vocale che come messaggi) fra i due risalenti al settembre prima. Ultimo contatto fra loro, registrato, risale al 17 dicembre quando è stato postato dalla fidanzata di Manna un video in cui compaiono, sorridenti, lei, Alex Manna e Zoe Trinchero in una sala biliardi. Con annessi commenti di Zoe che la Procura interpreta come un tentativo di Alex di presentare una situazione di relazione normale con la fidanzata ufficiale mentre in realtà sarebbe stato invaghito di lei. Da questa deduzione, il pm ha cambiato il capo di imputazione: da omicidio a femminicidio. E per questo motivo, lunedì, Alex è stato chiamato per un nuovo interrogatorio durante il quale, su consiglio dei suoi avvocati difensori Iorianni e Gambino, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
L'avvocato Patrizia Gambino non commenta gli esiti dell'autopsia limitandosi ad affermare che si riserva di nominare un consulente autoptico di parte e di chiedere la nomina di un CTU da parte del tribunale competente.
Gli avvocati Ventimiglia e Iannone che fin dai primi giorni stanno assistendo la famiglia di Zoe hanno invece accolto con favore la decisione del pm sul cambio di imputazione: «La contestazione di femminicidio conferma che le risultanze investigative hanno fatto emergere un quadro coerente con una violenza maturata nell’ambito di dinamiche di sopraffazione e controllo. Si tratta di un passaggio importante, che attribuisce ai fatti la loro reale gravità. Attendiamo ora la chiusura delle indagini per ogni ulteriore riflessione e valutazione nel merito degli atti».
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