L'incidente di dicembre 2025
27 Maggio 2026 16:53:40
Centinaia di pagine di atti di indagine sono da pochi giorni a disposizione degli avvocati difensori di Franco Vacchina, Davide Bertello e della famiglia Baldi che si costituirà parte civile con l’avvocato Pierpaolo Berardi per dare giustizia alla morte di Matilde, avvenuta cinque giorni dopo lo schianto senza riprendere conoscenza.
Le telecamere e l’autovelox del Free Flow sono stati importanti per consentire al consulente Roberto Bergantin, incaricato dal pm Paterno di ricostruire la dinamica dell’incidente.
Poco prima dell’incidente, la Fiat 500 condotta da Elvia Pia con accanto la figlia Matilde, viaggiava alla velocità di 73 km/h nella corsia di mezzo; dietro di lei arrivava la Porsche condotta da Franco Vacchina con velocità intorno ai 200 km/h e, a distanza di qualche decina di metri, dietro di lui, ad appena un secondo di distacco, Davide Bertello a bordo di un’altra supercar tedesca pressochè alla stessa velocità del primo.

Il tratto in cui è avvenuto l’incidente è completamente buio e la sera dell’11 dicembre scorso l’asfalto era umido e viscido. Particolare, quest’ultimo importante perché la Porsche 911 GT3 bianca di Vacchina montava delle gomme estive. Un testimone ha riferito che si tratta di gomme per andare in pista seppur omologate per essere montate in strada ma solo a temperature sopra i 10 gradi. Sul bagnato “è come avere olio sulle ruote”. Lo stesso testimone, un “preparatore” di auto sportive, è stato chiaro: quella Porsche è fatta per andare in pista ed è la vettura più “estrema” che si possa guidare su una strada normale.

Invece era lanciata ai 200 km/h nel buio, su asfalto viscido e bagnato, con una temperatura esterna di circa 3 gradi, in un momento di punta, sulla corsia di sorpasso. L’elevata velocità ha ridotto al lumicino le possibilità per Vacchina, quando ha cominciato a sbandare, di evitare la Fiat 500 che viaggiava sulla corsia di mezzo. Un impatto violentissimo, con la forza scaricata sulla passeggera, senza segni di frenata che potessero lenirne le conseguenze. L’urto ha “legato” le due auto in un drammatico abbraccio in testa coda, allungatosi per diversi metri fino a quando entrambe si sono fermate.
Vacchina ha spiegato l’incidente dicendo che stava viaggiando a velocità moderata (mentre gli accertamenti tecnici parlano di 200 km/h) quando ha atteso che davanti a lui la Fiat 500 finisse un sorpasso per poi accelerare al fine di sorpassare, a sua volta, la piccola utilitaria. Ma, probabilmente a causa del cambio automatico che ha scalato almeno due marce, ha perso il controllo della guida.
La Porsche GT3 di Bertello, che vista la breve distanza da quella di Vacchina e l’alta velocità tenuta, è riuscita a spostarsi appena in tempo dalla corsia di sorpasso a quella di emergenza, superando le due vetture scontrate.
Vacchina, pur assumendosi già lì la totale responsabilità dell’incidente, continuava a giustificarsi dicendo che era alla guida di una macchina potente, da più di 600 cavalli che, ad ogni accelerata, “va via”.
E se Vacchina, Bertello e l’amico comune Bordignon negano fermamente la gara clandestina, sono tanti i testimoni che invece ne fanno espresso riferimento.
Come l’infermiera che ha “agganciato” le due Porsche in via Cuneo, direzione corso Savona. Impossibile confonderle con altre, vista la straordinarietà e la rarità dei modelli, soprattutto quella di Vacchina con un grande alettone posteriore e le aerografie azzurre sulle fiancate. La donna ha parlato di manovre pericolose, brusche accelerate, continui tentativi di sorpassi e poi l’alta velocità in tangenziale con la quale l’hanno staccata. Al punto da farle pensare di chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per segnalare questo comportamento decisamente pericoloso e rischioso. Pensieri che le sono tornati alla mente quando, poco dopo, è stata fra le prime ad intervenire per soccorrere madre e figlia gravemente ferite e aver capito che una delle auto coinvolte era proprio quella con l’alettone.
Un altro testimone ha riferito dei continui “sfanalamenti” per chiedere strada e i sorpassi ad alta velocità.
Un altro infermiere riferisce di essere stato sorpassato, in tangenziale, da due auto che si erano annunciate con un rombo fortissimo. Sono passate così forte vicino a lui da non distinguerne né marca né modello e da averne percepito lo spostamento d’aria tanta era la velocità di sorpasso.
Sempre in transito sulla tangenziale un’automobilista che, come Elvia, stava viaggiando con la figlia accanto. Era in corsia di sorpasso ma si è dovuta spostare per l’insistenza con la quale la Porsche di Vacchina, le chiedeva strada “facendo” gli abbaglianti.
Seguita a brevissima distanza da un’altra Porsche anch’essa lanciata a forte velocità. La donna, in quel momento, ha subito pensato che le due auto stessero gareggiando e ne ha parlato con la figlia prima che accadesse l’incidente poco più avanti. La donna si fermò e si diresse verso Vacchina accusandolo di aver provocato l’incidente a causa della sua velocità dissennata.
E poi c’è un’altra testimonianza significativa, che riguarda l’atteggiamento di guida delle due Porsche non sulla tangenziale, ma in corso Torino, dove si sono incontrati i due conducenti insieme a Bordignon. Ebbene, un automobilista parla di Vacchina che gli ha tagliato la strada per immettersi a tutta velocità sul corso dall’uscita del distributore e di Bertello che ha superato due auto in coda per poter stare “attaccato” alla prima Porsche.
Spiegato anche il motivo per il quale, ad inizio gennaio, a poco meno di un mese dall’incidente, Franco Vacchina è stato arrestato e posto ai domiciliari. Fin dai minuti seguiti al terribile impatto, l’uomo era ossessionato dal sequestro della sua Porsche. Già sul posto, quando erano ancora in atto i soccorsi di madre e figlia, con la consapevolezza che la ragazza era gravissima, il suo pensiero era quello di potersi portare via l’auto. Lo ha detto all’addetto di un carro attrezzi che passava di lì fuori servizio al quale ha chiesto per almeno tre volte di portare via l’auto dal luogo dell’incidente.
Ossessione che è proseguita nei giorni seguenti quando, a più riprese, si è presentato al deposito di soccorso Stradale in zona industriale dove l’auto era in custodia giudiziaria, sotto sequestro, con svariate scuse. La prima era quella di voler togliere il terminale di scarico alla Porsche, la seconda volta si è mostrato preoccupato di voler coprire l’auto con un telo di protezione, in un altro ancora ha intercettato un dipendente dello stesso autosoccorso durante un intervento in città, lo ha avvicinato e gli ha offerto del denaro in cambio dell’accesso alla centralina. Tentativi riferiti alla Polizia Stradale di Bra che già lavorava sull’incidente, la quale ha provveduto a cambiare il luogo di custodia della Porsche.
Vacchina e Bertello, fin da subito, hanno negato di conoscersi e di aver ingaggiato una gara fra Porsche. Ma allora cosa ci facevano in autostrada ad un secondo l’uno dall’altro sulla corsia di sorpasso ai 200 all’ora?
Lo spiega un terzo amico comune, Fabio Bordignon, che sostiene come per quella sera avesse organizzato una cena di Natale fra alcuni suoi clienti. Aveva dato appuntamento al distributore Eni di Asti Ovest a Bertello (che arrivava da Chieri) e a Vacchina (che arrivava dalla frazione Palucco). E di averli presentati lì per la prima volta. La cena doveva tenersi ad Alba e sono partiti per raggiungere il ristorante. Davanti Vacchina da solo e dietro Bertello con Bordignon. Sono loro i testimoni più vicini dell’incidente che si sarebbe verificato poco dopo sulla tangenziale.
Bordignon esclude che stessero gareggiando, pur ammettendo che stessero viaggiando ad alta velocità sulla corsia di sorpasso l’uno dietro l’altro. Nega ci siano stati sorpassi azzardati fra loro o che si siano “spinti” a suon di accelerate per passare uno prima dell’altro. Per lui, l’idea della gara sarebbe nata nei testimoni solo perché hanno sentito il forte rumore provenire dagli scarichi delle due supercar.
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