Asti
27 Maggio 2026 06:47:00
Ancora un mese di tempo e poi un astigiano di 33 anni saprà se, per il resto della vita, dovrà tenersi un male cronico continuo potendo guidare l’auto per andare al lavoro oppure curarsi il dolore ma restare a piedi.
Un caso finito davanti al Tar del Piemonte su ricorso a firma dell’avvocato Jacopo Evangelista che un primo successo lo ha ottenuto. Il Tar, infatti, ha disposto che la vicenda fosse riesaminata entro un mese dalla Commissione Medica Locale di Asti. La stessa che a febbraio di quest’anno aveva decretato che l’uomo non potesse guidare almeno per i prossimi 6 mesi.
Perché? Perché fa uso di cannabis a scopo terapeutico, regolarmente prescritta da un medico dell’Asl per ridurre il dolore da cefalea, postumi cronici di un intervento ortopedico in età infantile e altre patologie che ne hanno anche decretato la disabilità al 46%.
Il procedimento è scaturito da una serie di controlli incrociati della Prefettura che, al termine, ha chiesto alla Medicina Legale dell’Asl di sottoporre la persona a visite mediche proprio per la sua assunzione di cannabis.
Alla visita è risultato positivo ai cannabinoidi e per questo la Commissione ha disposto la sospensione della patente di guida. Lui, alla successiva visita, si è presentato con un certificato del medico che gli prescrive la cannabis. Il quale è stato molto chiaro, nella sua certificazione: «Il farmaco (somministrato in dosaggio minimo n.d.r.) è perfettamente tollerato e non ha mai causato eventi legalmente rilevanti. Il paziente non assume nessun altro farmaco che potrebbe alterare le capacità di guida o di lavoro. La terapia in atto è congrua e compatibile con la patologia accertata nel paziente ed è stata introdotta proprio con l’intento di eliminare tutti gli altri farmaci potenzialmente sedativi. Attualmente, a dosaggio medio basso, è l’unica sostanza attualmente efficace per il controllo del dolore e non produce effetti psicotropi incompatibili con la guida di veicoli e l’attività lavorativa».
Chiaro, diretto, deciso.
Il medico che ha in cura il paziente sostiene dunque che la cannabis, a quel dosaggio, non solo non ha conseguenze sull’attenzione dell’uomo alla guida o sul lavoro, ma è di gran lunga meglio dei farmaci che ha preso in passato per controllare il dolore i quali, al contrario, causavano effetti sedativi importanti.
Contro la sua certificazione, altri medici, sempre dell’Asl, che invece sostengono il contrario e sospendono la patente.
Impedendo all’uomo di spostarsi in autonomia e tarpando ogni sua possibilità di lavorare, visto che gli scade fra poco il contratto a tempo determinato e potrebbe trovarsi nella condizione di spostarsi per il prossimo impiego.
Due le strade per chiedere che la sospensione venga annullata: il ricorso alla Commissione Medica delle Ferrovie dello Stato, competente per gli “appelli” di questi casi, oppure al Tar.
L’avvocato Evangelista ha scelto la seconda via e i giudici amministrativi, letti tutti gli atti, hanno mantenuto la sospensione della patente, ma hanno indicato alla Commissione Medica dell’Asl di rivalutare tutto il caso entro 30 giorni e motivare in modo più congruo la loro decisione, qualunque sarà.
Tenendo conto, dunque, dei certificati medici portati dal paziente in cui un altro medico, della stessa Asl, sottoscrive la mancanza di effetti collaterali sulle capacità di guida e di lavoro dell’uomo.
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Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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