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Global Sumud Flotilla

"Dina" Alberizia arrestata a Sirte: si spera nella sua espulsione in Italia

Da ieri pomeriggio non si hanno sue notizie. Aveva tentato con una delegazione di attivisti di ottenere il permesso per far riprendere il viaggio del convoglio in sicurezza. Poco prima aveva scritto al nostro giornale

"Dina" Alberizia arrestata a Sirte: si spera nella sua espulsione in Italia

Appena ieri mattina, domenica, aveva mandato un lungo messaggio whatsapp al nostro giornale per raccontare gli aggiornamenti della missione umanitaria cui stava partecipando, sempre sotto l’egida della Global Sumud Flotilla. Solo che, invece che in mare, Leonarda “Dina” Alberizia faceva parte del convoglio che stava viaggiando via terra verso Gaza per portare aiuti umanitari, case mobili, ambulanze.

Dina è un’insegnante in pensione che da qualche anno vive ad Albugnano e della sua situazione si occupa da giorni la sindaca del paese, Aurora Angilletta che tiene i contatti via messaggi.

Quello a La Nuova Provincia è stato uno degli ultimi messaggi che si è chiuso con una frase chiara: «Con una delegazione di volontari mi recherò a Sirte per chiedere di poter proseguire il convoglio umanitario in sicurezza. Portare aiuti ad una popolazione piegata da un conflitto è un diritto sancito dalla Convenzione di Ginevra».

Una visione non esattamente condivisa dai miliziani libici del generale Haftar che non solo non hanno accettato di scortare il convoglio, ma hanno anche arrestato Dina con un altro volontario, Domenico Centrone di Molfetta. Il motivo? Per il tribunale di Bengasi loro sono degli immigrati clandestini e come tali verranno trattati. Sono stati arrestati quando, a bordo di due auto e un’ambulanza, si sono recati a Sirte e sono stati fermati ad un posto di blocco.

La speranza degli altri volontari e del Ministero degli Esteri Tajani è che vengano immediatamente espulsi in modo da consentire il loro rientro in Italia.

Questa soluzione non toglie il momento di grande difficoltà che la donna di Albugnano sta passando. Da ieri pomeriggio, infatti, le comunicazioni con lei e con Domenico sono state completamente interrotte e non si conoscono le sue condizioni.

Gli altri attivisti sono rimasti al campo improvvisato, dove, in una desertica fra la Libia orientale e quella occidentale, il perimetro è stato realizzato con i mezzi del convoglio a protezione delle tende piantate in mezzo.

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