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Social e adolescenti

Il caso di Rossella nella class action contro Meta e Tik Tok

Aveva solo 12 anni quando si è tolta la vita. Le sue fragilità amplificate dai social in un'età delicatissima. I suoi genitori con molti altri e il Moige chiedono regole più stringenti alle piattaforme più diffuse fra i giovani

Il caso di Rossella nella class action contro Meta e Tik Tok

Ha tutte le caratteristiche di una battaglia contro i giganti e la famiglia di Rossella Ugues, 12 anni, avrebbe volentieri fatto a meno di diventarne l’emblema. Ma sta dolorosamente vivendo sulla sua pelle a quali estremi può arrivare la dipendenza dai social e non vuole che questa sofferenza colpisca altre famiglie.
Ed è per questo che insieme ad altri genitori e al Moige (Movimento Italiano Genitori) ha aderito alla class action contro Meta e Tik Tok che ha visto la prima udienza a Milano, nei giorni scorsi.
Rappresentati dagli avvocati Stefano Commodo, Stefano Bertone e Fabrizio Lala dello studio Ambrosio e Commodo di Torino, i genitori chiedono al giudice un provvedimento di “inibitoria”, termine tecnico per indicare l’imposizione di regole più stringenti nella verifica di accesso e di profilazione degli utenti più giovani.
Rossella, nel febbraio di due anni fa, si tolse la vita a soli 12 anni lasciando dietro un dolore che solo una morte così prematura può fare. I suoi genitori hanno scavato nelle sue insicurezze e nelle sue fragilità. Certo le conoscevano già, ma solo dopo la sua morte si sono resi conto di quanto la frequentazione dei social le avesse amplificate fino al gesto estremo.
La storia di Rossella è la più grave fra quelle portate innanzi al giudice di Milano. Il corposo fascicolo a sostegno della richiesta dell’inibitoria è composto, fra gli altri atti, da documenti provenienti dalle cause già intentate negli Stati Uniti in cui emerge che le grandi piattaforme social sono a conoscenza dei danni che possono provocare sui ragazzini e dalla relazione del consulente Tonino Cantelmi, psichiatra incaricato dallo studio Ambrosio e Commodo di raccogliere tutte le ricerche scientifiche sul funzionamento del cervello degli adolescenti ancora in fasce di crescita.
Cosa viene chiesto a Meta e Tik Tok? «Vogliamo far modificare i sistemi di accesso alle piattaforme, ad esempio con introduzione di una verifica dell’età dell’utente  che attualmente non c'è. C'è solo un'autodichiarazione che spinge i bambini interessati a mentire sulla propria età - risponde l’avvocato Lala - Perché attualmente questo “ostacolo” è facilmente sormontabile per i ragazzini».
E poi l’introduzione di sistemi che limitino la dipendenza dai contenuti presenti sulle piattaforme attualmente invece proposti continuamente e in modo crescente dagli algoritmi alimentati dalla profilazione dell’utente.
Altra richiesta a Meta, Tik Tok e ai social da loro controllati, è il contenimento delle notifiche e un blocco degli orari in cui vengono inviate, per evitare disturbi del sonno e dell’attenzione. Si chiede, dunque, di interrompere o almeno confinare quel “ciclo della ricompensa” che è lo stesso alla base, ad esempio, del gioco d’azzardo.
Perché oggi, affermano Moige e famiglie aderenti alla class action, le piattaforme social stanno facendo guadagni da capogiro sfruttando scientificamente i meccanismi psicologici di bambini e ragazzini. Un’età, la loro, dove la curiosità e la voglia di scoperta è più forte come anche la loro sensibilità e la loro vulnerabilità. E dove a farne le spese sono proprio i più fragili.
Il processo si tiene a Milano perché è nel capoluogo lombardo che si trovano le sedi di Meta e Tik Tok Italia.
Alla prima udienza sono già state discusse alcune eccezioni preliminari e si attende la decisione del giudice sulla richiesta di inibitoria.

(Immagine di copertina creata da AI)

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