Carabinieri
16 Maggio 2026 11:50:39
E' giunta alla conclusione l'indagine di tipo patrimoniale nei confronti della famiglia Olivieri (Renato detto "Ciccio" il capofamiglia, 62 anni, la moglie Rosa Vinotti, 61 anni e il figlio Emanuel, 43 anni).
I carabinieri pochi giorni fa hanno definitivamente confiscato la villa a Quarto Inferiore dove gli Olivieri avevano fissato la loro residenza e che per gli investigatori è stata acquistata con il provento dei furti e delle truffe perpetrate soprattutto nei confronti di persone anziane e fragili. Una convinzione fondata sulla lista di reati contestati ai componenti della famiglia, in particolar modo al padre Renato e condivisa dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Torino chiamata ad applicare il codice Antimafia nei casi in cui venga provato che acquisti ingenti da parte di pregiudicati non siano giustificati da redditi "leciti" e dichiarati.
E infatti, proprio le indagini dei carabinieri hanno consentito di ricostruire come il nucleo Olivieri, tra il 1990 e il 2001 (periodo preso a riferimento degli approfondimenti contabili e investigativi) avessero comprato case in provincia di Asti e Torino per un valore di circa 150 mila euro fortemente sproporzionato con la capacità di reddito dichiarata. Visto che risultavano disoccupati nè avevano attività autonome intestate.
Nel 2004 la richiesta di sequestro e poi la confisca dei giorni scorsi, segno che la famiglia non è riuscita a giustificare l'acquisto con risorse lecite.
L'ultima grande operazione in cui Renato Olivieri è stato coinvolto, risale al 2022 e riguarda una vasta rete di raccolta di gioielli in oro provenienti dalle cosiddette "truffe agli anziani" e dai furti in appartamento che venivano poi fusi in lingotti e portati in Svizzera.
In meno di sei mesi la banda di cui faceva parte aveva movimentato 100 chilogrammi di oro per un valore di 5 milioni di euro: grandi quantitativi di oro e denaro che venivano “rastrellati” da altri piccoli ricettatori i quali, a loro volta, ricevevano i bottini dei singoli furti negli appartamenti concentrati soprattutto fra il Piemonte e la Lombardia. Gran parte dei gioielli in oro venivano fusi artigianalmente in lingottini in una roulotte nel Pavese e prendevano poi la via della Svizzera dove due contatti del posto provvedevano a venderli e a trasformarli in denaro contante.
Diverse le perquisizioni che vennero eseguite in quell'occasione portando al sequestro di 37 chili di oro e 1 milione di euro in contanti. Questo vero e proprio tesoro era nascosto dentro borsoni ben occultati nel baule di un’auto non funzionante parcheggiata in un garage di San Giusto Canavese. In un altro garage ad Alessandria erano state invece rinvenute 15 pistole funzionanti, tutte provento di furto con 1500 proiettili di vario calibro. In un altro nascondiglio erano stati trovati gioielli ancora integri, ammassati per la successiva fusione.
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