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Sindacati esclusi dal processo agli ex commissari della Casa di Riposo Città di Asti

Stamattina l'ordinanza del giudice Rosso ha respinto la costituzione di parte civile di Cgil, Cisl e Uil

Degrado Casa di Riposo Città di Asti

Degrado Casa di Riposo Città di Asti

Per la seconda volta, i sindacati Cgil, Cisl e Uil sono stati esclusi dal processo che vede imputati, fra gli altri, anche Giuseppe Camisola e Mario Pasino,  i due commissari straordinari della ex casa di riposo Città di Asti difesi rispettivamente dagli avvocati Giuseppe Leuzzi e Alessio Invernizzi.

Questa mattina, con una puntuale ordinanza, il giudice Rosso ha motivato la sua decisione che viene incontro alle richieste avanzate dagli avvocati difensori che, come già fatto in udienza preliminare, avevano sollevato la questione della costituzione di parte civile dei rappresentanti dei lavoratori.

Molto tecnico il motivo: nel loro Statuto, nessuno dei tre sindacati ha indicata la possibilità di costituirsi parte civile in processi per il reato di falso ideologico. Reato che, invece, è contestato agli ex commissari straordinari e i due commissari straordinari che si sono susseguiti nel periodo 2016-2023  e a tre revisori dei conti (Luisa Amalberto difesa dall'avvocato Avidano, Simone Callagher assistito dall'avvocato Arri e Massimo Striglia rappresentato dagli avvocati Corbellini e Misiano).

In via astratta avrebbero potuto costituirsi parte civile i singoli lavoratori dell'ex Ipab i quali, effettivamente, hanno avuto un danno dalla sua chiusura ma non i sindacati seppur questi ultimi rappresentino i loro iscritti e abbiano dato avvio alle indagini con un loro esposto su gestione e bilanci dell'ente.

«Eravamo convinti che sarebbe stato riconosciuto l'impegno dei sindacati per salvare la struttura e consentirle di proseguire la sua attività con l'obiettivo della tutela dei lavoratori - commenta l'avvocato Roberto Caranzano per la Cisl anche a nome dei colleghi Padovani e Piovesan per gli altri due sindacati - Ritenevamo giusto e opportuno partecipare al processo proprio nell'interesse dei lavoratori e di tutto quello che il sindacato ha rappresentato nella storia dell'ex Maina con il suo controllo sul buon andamento della gestione».

Sempre nell'udienza di questa mattina, poi, fra le questioni preliminari (ancora non sono stati sentiti testimoni che entrino nel vivo del processo) il respingimento di un'altra eccezione, questa volta a firma dell'avvocato Morra, in riferimento alla procedura di nomina dei liquidatori da parte della Regione Piemonte, costituita parte civile e rappresentata in aula dall'avvocato Riverditi. Una procedura che aveva seguito una strada "privatistica" mentre l'ex Maina aveva una connotazione pubblica. Ma il giudice Rosso ha riconosciuto quanto affermato dall'avvocato Riverditi circa la necessità di percorrere quella strada dopo aver tentato in ogni altro modo, invano, di arrivare alla nomina dei liquidatori che attualmente stanno gestendo il passaggio di mano della struttura.

Il processo riprenderà alla fine di ottobre con le testimonianze e le varie e corpose consulenze tecnico contabili davanti ad un giudice diverso per il cambio di incarico alla dottoressa Rosso. La pubblica accusa resta invece sempre in mano al pm Davide Greco.

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