Lega le radici del fenomeno bullismo e cyberbullismo alla tensione che pervade in questo periodo la società Roberta Allara. Psicoterapeuta, è responsabile della comunità per tossicodipendenti
Lega le radici del fenomeno bullismo e cyberbullismo alla tensione che pervade in questo periodo la società Roberta Allara. Psicoterapeuta, è responsabile della comunità per tossicodipendenti "Rinascita" di Vaglierano, oltre che titolare dello sportello di supporto psicologico per genitori e alunni attivato negli anni scorsi in numerose scuole astigiane nell'ambito del progetto "Uno per tutti, tutti per uno".
«In base alla mia esperienza - spiega - molti ragazzi si sentono soli, in quanto le famiglie spesso sono affannate per problemi economici e di lavoro. La tensione è palpabile, sia in famiglia sia nella società: il mondo è arrabbiato e le persone non sono più in gradi di aspettare "tempi migliori". Anche perché tutto ruota con una velocità tale che le persone, e soprattutto gli adolescenti, pensano sempre che si possa avere tutto subito. Bisognerebbe, quindi, fermarsi un attimo e cercare di recuperare quella che Daniel Goleman definiva l'intelligenza emotiva. Sì, perché insegna ad organizzare gli obiettivi, accettare le frustrazioni, controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione modulando lo stato d'animo. In poche parole, insegna a sperare».
In tale contesto l'atteggiamento da bullo, attecchisce soprattutto su quei ragazzi che hanno difficoltà a controllare gli impulsi e che sono dominati da due sentimenti prevalenti: invidia e risentimento. Sentimenti che li rendono pervasi dall'ira, che "sputano fuori" dicendo tutto ciò che pensano. «Il bullo - continua Allara - cerca in tutti i modi di essere al centro dell'attenzione, di avere un ruolo, prendendosela con la vittima, solitamente un ragazzo fragile che presenta un punto debole evidente, legato all'aspetto fisico o all'estrazione sociale. E il fatto che, grazie ad internet, l'attenzione su di lui si moltiplica lo fa sentire molto gratificato. Non rendendosi conto che la sua forza è finta, non dipende da una qualità ma da un comportamento negativo».
Per quanto riguarda la vittima, il consiglio dato ai genitori è quello di prestare molta attenzione ai figli, "drizzando le antenne" non appena compare un segnale di disagio, in primo luogo la compromissione del rendimento scolastico. «In questo caso - conclude - bisogna invitare il ragazzo a confidarsi, anche con persone di fiducia che non fanno parte dalla famiglia, ma che possono aiutarlo a risolvere il problema. Dopodiché bisogna lavorare per far cresere in lui l'autostima. In primo luogo stimolandolo a praticare un'attività sportiva di gruppo. Mi riferisco in particolare a quegli sport, magari minori, dove domina lo spirito di squadra, la voglia di divertirsi senza la ricerca spasmodica della vittoria o la volontà di emergere ad ogni costo rispetto ai compagni. Far parte di un gruppo che lo stima e per cui si sente importante una delle più grandi soddisfazioni e sicurezze su cui un ragazzino possa contare».
e. f.
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