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Atc, indagine interna dopo lo scandalo<br/>mentre l’ex direttore aspetta il conto

Atc, indagine interna dopo lo scandalo<br/>mentre l’ex direttore aspetta il conto

Dopo l’inchiesta avviata dalla Procura di Asti, adesso le indagini le fanno anche i componenti del consiglio di amministrazione dell’Atc per capire meglio le responsabilità dell’ex direttore

Dopo l’inchiesta avviata dalla Procura di Asti, adesso le indagini le fanno anche i componenti del consiglio di amministrazione dell’Atc per capire meglio le responsabilità dell’ex direttore dimissionario Pierino Santoro e di eventuali connivenze di altri dipendenti dell’Agenzia che si occupa della gestione delle case popolari di tutta la Provincia. Un’indagine interna in pieno stile, che sta passando al setaccio mansioni e ruoli di tutti coloro che hanno lavorato a contatto con il direttore per ricostruire flussi di denaro e di mandati di pagamento. Questo mentre prosegue il lavoro dei revisori dei conti che stanno spulciando i conti degli ultimi dieci anni rilevando numerose anomalie contabili riconducibili ad uscite di denaro dalle casse dell’Atc cui non corrispondevano pezze giustificative oltre alle mancate iscrizioni a bilancio degli incassi fatti in contanti dagli inquilini.

Dopo il primo maxi risarcimento da 800 mila euro, ora l’ex direttore Santoro, che ha ammesso le sue responsabilità, aspetta che i contabili finiscano i conti e facciano il “totale” da restituire. L’Atc, nel frattempo, senza alcun direttore, a giorni firmerà una convenzione con l’Agenzia omologa di Torino per l’applicazione di un dirigente ad Asti in grado di portare avanti la gestione dell’ente. Sulla vicenda sono tanti gli interventi che in questi giorni si sono susseguiti ed è stata attivata una raccolta firme del Coordinamento Asti Est per chiedere che nel cda dell’Atc e nella commissione di assegnazione degli alloggi vengano inclusi portavoce degli assegnatari e dei cittadini in cerca di casa popolare.

Inoltre è stata annunciata la costituzione di parte civile degli assegnatari mentre, fra le altre richieste vi è l’aumento della soglia di reddito per l’accesso al fondo sociale, il blocco della vendita di alloggi di edilizia pubblica, misure di contenimento della spesa per i servizi e il rilancio dell’autogestione. Ieri pomeriggio, intanto, le famiglie in emergenza abitativa hanno manifestato davanti al Muncipio contro il decreto legge sul piano casa che prevede il divieto di attivare le utenze domestiche e di rilasciare la residenza a chi occupa abusivamente edifici pubblici o privati.

Daniela Peira
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