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Il tesoretto nel Triversa<br/>era argento del Diavolo?

Il tesoretto nel Triversa<br/>era argento del Diavolo?

Ma il tesoro in argento restituito dal rio Triversa è il "tesoro del Diavolo"? Ha avuto risonanza sui media nazionali la notizia pubblicata su La Nuova Provincia di venerdì scorso sul

Ma il tesoro in argento restituito dal rio Triversa è il "tesoro del Diavolo"? Ha avuto risonanza sui media nazionali la notizia pubblicata su La Nuova Provincia di venerdì scorso sul ritrovamento, da parte di due giovani studenti di Villafranca, di un tesoro nelle acque del rio Triversa, nei pressi del ponte di Tigliole. Piatti, vassoi, brocche, boccali, coppe e calici di argento puro, per un peso complessivo di circa 6 chilogrammi. Erano in parte rinchiusi in un sacco e in parte affioranti dal fondo della sponda, tanto da incagliarsi nella canoa che i due ragazzi, Andrea Nosenzo e Marco Magrini, stavano tirando a riva durante la loro straordinaria avventura via fiume da Villafranca a Venezia. «Abbiamo sentito un rumore, abbiamo immerso il braccio e notato un luccichio - ci ha raccontato uno dei ragazzi - abbiamo tirato fuori prima un piatto e poi, via via, tutto il resto del servizio di argenteria di ottima fattura».

Per chi ha la memoria lunga, il singolare ritrovamento ha portato direttamente alla "Santona di Santo Spirito", una notizia di cronaca che aveva tenuto banco sui giornali nel novembre del 1988. La "Santona" si chiamava Nunzia Maddalena Leto e si era imposta come guida spirituale della piccola "Comunità dell'Eterno" che aveva sede in una cascina del Recinto Santo Spirito ad Asti. Dalle cronache de La Nuova Provincia dell'epoca, all'arresto della donna per sequestro di presona, estorsione, lesioni e altri reati, si legge testualmente: «Da tempo Polizia e Carabinieri investigavano sulla comunità per alcuni episodi per lo meno curiosi. La scorsa estate due devote fecero distruggere gli arredi di casa e gettarono tutti i loro gioielli nel rio Triversa per scacciare il demonio». Proprio questo passo dell'articolo riporta al ritrovamento di qualche giorno fa dei due canoisti avventurieri di Villafranca. Il servizio in argento, che dalle condizioni in cui si trovava denotava una lunga permanenza in acqua, potrebbe essere uno di quelli che gli adepti della setta della Santona aveva buttato in acqua, ancor più trovandosi sotto un ponte.

«Ci incuriosisce questa spiegazione -dice Marco Magrini - ma non tocca a noi scoprire come il tesoro sia arrivato nel fiume. Una volta ritrovata l'argenteria l'abbiamo ripulita alla meglio e consegnata alla stazione carabinieri di Villafranca presso la quale abbiamo sporto denuncia di quanto accaduto. Secondo la legge, se il proprietario si fa vivo, abbiamo diritto ad un compenso pari al 10% del valore di quanto ritrovato, altrimenti, passato un certo numero di mesi, ne veniamo in possesso noi. E sarebbe una gran fortuna -commenta ancora il ragazzo - lo venderemmo per finanziarci la prossima avventura in canoa, visto che facciamo fatica a trovare sponsor che ci diano una mano economicamente».

Daniela Peira
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