E’ stato l’ultimo ad essere identificato ma anche quello che ha ricevuto la condanna più pesante: 4 anni di reclusione.
Questa la condanna comminata al termine del rito abbreviato dal giudice Sparacino; esattamente la richiesta formulata dal pm Deodato che aveva coordinato l’indagine durata un anno.
Non bastava, infatti, aver fermato, arrestato (e condannato) le tre persone che, dopo aver compiuto un furto a Viarigi erano sfuggite all’alt dei carabinieri, avevano speronato una radiomobile dei militari ed avevano tentato la fuga nella campagna a bordo di una Mini Cooper.
Per il sostituto procuratore quella vicenda non si sarebbe detta conclusa fino a quando non si fosse trovato il quarto complice, l’unico ad essere riuscito a darsi alla fuga per i campi prima dell’arrivo dei carabinieri.
Perchè i carabinieri speronati avevano visto bene che su quell’auto viaggiavano in quattro.
Al quarto complice, identificato in Alessandro Deglaudi, la Procura ci è arrivata affidandosi alla scienza esatta del Dna.
Infatti, nella fuga, il quarto complice aveva perso uno scarpone che era stato recuperato e repertato dai carabinieri che erano al suo inseguimento.
Imbustato e inviato al laboratorio del Ris di Parma, dopo qualche mese era arrivata la risposta: quella calzatura era stata indossata da Deglaudi che, tra l’altro, è parente di Giuseppe, uno degli altri tre arrestati nell’immediatezza.
Alessandro è in carcere da mesi e nei giorni scorsi, in abbreviato, difeso dall’avvocato Denise Laforè, è stato processato e condannato.
Prima della sentenza, durante dichiarazioni spontanee, ha chiesto scusa al giudice per quanto fatto, ha confermato di aver risarcito il danno e ha chiesto di poter tornare a casa dalla sua famiglia, almeno agli arresti domiciliari.
Per ora, su questo punto, non è ancora stata presa alcuna decisione.
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