Comincerà fra poco, a Torino, la seconda parte della discussione del processo d'Appello Barbarossa sulle infiltrazioni di 'ndrangheta fra Costigliole e Asti.
Nell'udienza di ieri, a Palazzo di Giustizia, di fronte al collegio della terza sezione penale presieduto dal giudice Flavia Nasi, il procuratore generale Tatangelo ha ripercorso la sentenza di primo grado dettata dal collegio del tribunale di Asti presieduto dal giudice Giannone e, alla luce dei motivi di appello, ha stilato alcune conclusioni difformi. Per qualcuno si è trattato di un piccolo discostamento dalla condanna di primo grado mentre per altri si tratta di un "ribaltamento". Nel suo insieme, la Procura Generale ha in più punti della requisitoria aderito pienamente alla lettura di tutto il complesso processo fatta dal collegio astigiano cui ha riconosciuto il merito di aver "inquadrato" bene tutta la vicenda.
Rispetto alla sentenza astigiana, viene chiesta la condanna di Franco Marino a 6 anni e 9 mesi sulla scorta di quanto riferito nuovamente dal collaboratore di giustizia Ignazio Zito sentito in videoconferenza da un luogo segreto; l'uomo ha ripetuto con convinzione che il Franco Marino imputato (difeso dall'avvocato Maria Montemagno) fosse il braccio destro di Rocco Zangrà, all'epoca uomo d'onore di riferimento della 'ndrangheta nel sud Piemonte e, nello specifico fra Alba, Alessandria e Asti.
Condanna più pesante chiesta anche per Alberto Ughetto, difeso dagli avvocati Scagliola e Morra, in primo grado condannato a 2 anni e per il quale invece ieri a Torino sono stati chiesti 7 anni per allinerare la sua alle condanne già passate in giudicato che hanno colpito quelli che erano imputati dei suoi stessi reati.
"Sconto" di pena quello richiesto per Fabio Biglino, difeso dall'avvocato Claudia Malabaila, (7 anni e 2 mesi a fronte della condanna di 9 anni) e per Angelo Stambè (7 anni e 10 mesi invece degli 8 già inflitti). Stambè, assistito dagli avvocati Caranzano e Garino, è l'unico imputato di questo processo ancora in carcere in misura cautelare.
Il pg ha chiesto anche l'assoluzione di Luigi Catarisano, condividendo i motivi di appello del difensore; Catarisano, assistito dall'avvocato Scagliola, era stato condannato ad 1 anno e 8 mesi.
Richieste immutate per gli altri due imputati: Mauro Giacosa e Sandro Caruso.
Giacosa, difeso dall'avvocato Scaramozzino, ha ottenuto di poter far testimoniare l'ex moglie, all'epoca dei fatti socia della loro attività di ingrosso ortofrutta ai mercati generali di Torino che ha affermato come fosse lei a tenere i contatti con i clienti e non l'allora marito ora imputato. Di qui lo stupore per il fatto che sia accusato di estorsione nei confronti di un cliente debitore.
Caruso, difeso dall'avvocato Masoero, ha fatto alcune dichiarazioni spontanee ribadendo la sua totale buona fede nell'intercedere con il presunto ladro di alcuni macchinari spariti ad un anziano suo amico e di non aver mai voluto sostituirsi allo Stato chiedendo l'aiuto degli Stambè in questa mediazione. Ribadendo anche di non aver mai partecipato all'incontro con il ladro che ha dichiarato di essere stato minacciato.
Ieri un primo giro di difensori, fra i quali l'avvocato Montemagno che ha ribadito accoratamente, come già fatto in primo grado, la totale estraneità di Marino alle faccende malavitose di Zangrà.
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